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Vertenze | 19 Giu 2020
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Tagli ai compensi, i collaboratori del Messaggero Abruzzo: «La crisi? La pagano i più deboli»

I giornalisti destinatari della missiva con cui l'azienda annuncia la decurtazione esprimono «la più profonda incredulità e il totale disaccordo» davanti alla proposta unilaterale dell'editore. «Ci stanno riducendo alla fame. O forse vogliono solo che molti di noi vadano via», denunciano.
Tagli ai compensi, i collaboratori del Messaggero Abruzzo: «La crisi? La pagano i più deboli»

«La crisi? La pagano i precari, i senza tutele, quelli che "tanto se non accetti sei fuori e chi ti prende più a fare il giornalista dopo di noi...". In due parole i più deboli». A parlare sono i collaboratori del Messaggero Abruzzo che, in una nota, esprimono «la più profonda incredulità, e il totale disaccordo, davanti alla proposta unilaterale, e per questo assolutamente discutibile sotto ogni profilo, arrivata via mail dall'azienda lo scorso 15 giugno».

Il testo, spiegano, «in perfetto "burocratese" e senza alcuna firma, annuncia un netto e drastico taglio ai compensi dei collaboratori esterni del giornale. Si passa da queste tre tariffe "battute >= 900 e fino a 2500 euro 9; battute da 2501 fino a 3500 euro 16; battute >3500 euro 25" a queste: Battute >=900 e fino a 2500 euro 7; Battute >2500 e fino a 3500 euro 15; Battute > 3500 euro 20". Rigaggi e cifre che riguardano l'edizione cartacea regionale, mentre quella nazionale non viene toccata, rimarcando anche da parte dell'azienda una scarsa considerazione dei suoi giornalisti nelle edizioni locali, da sempre rappresentanti preziosi della testata sui territori e punti di riferimento per i lettori».

C'è poi Internet. «Il futuro del giornalismo. Il grande mondo in cui Il Messaggero promette di entrare come un carro armato per sbaragliare l'informazione web e social. Lì sì che si lavora e si guadagna da nababbi. Eccole le tariffe: articoli euro 7; articoli con video e/o fotogallery euro 9. Prima il tariffario prevedeva in più solo l'ipotesi di invio di un video a 5 euro, identici gli altri pagamenti», incalzano i collaboratori.

«C'è, però, qualcosa che l'azienda forse non ricorda. I collaboratori – proseguono i giornalisti – possono scrivere al massimo 30 pezzi al mese. Lavorando sia sul cartaceo che sul web, basterebbero pochi giorni per raggiungere la soglia dei 30 pezzi mensili. E poi? Chi scrive di nera o di giudiziaria starebbe a casa in attesa del mese successivo per poter ricominciare a star dietro agli eventi? E chi segue quotidianamente una squadra di calcio professionistica? Salterebbe delle partite di campionato o delle conferenze stampa pre o post gara? No, ovviamente. Dovrebbe scrivere, ma gratis... Per capire meglio quanto grave sia la situazione e denunciare concretamente questo inaccettabile ricatto, facciamo un'ipotesi concreta. Quanto si potrebbe guadagnare scrivendo ogni giorno il pezzo più lungo previsto dal tariffario (3500 battute a 20 euro)? Presto detto: il massimo per un collaboratore del Messaggero regionale sarebbe di 600 euro lordi. Qualcuno in via del Tritone sa dirci se è possibile vivere nel 2020 in Italia con 600 euro lorde? Attendiamo risposte. E diciamo anche che i casi di giornalisti "privilegiati", che potranno riempirsi le tasche con questo lauto stipendio, nelle sedi locali del Messaggero sono molto rari. Ci stanno riducendo alla fame. O forse vogliono solo che molti di noi vadano via. Ma ce lo stanno dicendo nel modo più vigliacco possibile».

I collaboratori ringraziano, infine, «per l'immediata attenzione la Fnsi, la Clan e il Cdr, ai quali – concludono – chiediamo di continuare a sostenerci in questa vitale vertenza, anche con l'aiuto della collettività abruzzese e, perché no, dei nostri lettori più fedeli».

@fnsisocial
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