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La sede Rai di viale Mazzini a Roma (Foto: ImagoEconomica/Fnsi)
Servizio pubblico 31 Gen 2023

Usigrai: «Il voto sul budget 2023 ha messo la Rai in una sorta di amministrazione controllata»

I dubbi del segretario Macheda dopo che due componenti del Cda non si sono presentati alla riunione «su capitoli che riguardano il funzionamento dell'azienda che sono chiamati ad amministrare. A chi rispondono per il loro mandato», chiede.

«Se la lotta politica si trasferisce a viale Mazzini; ma la Rai non è il Parlamento. Perché due consiglieri di amministrazione non si presentano al voto su capitoli che riguardano il funzionamento dell'azienda che sono chiamati ad amministrare? A chi rispondono per il loro mandato? La scelta di non presentarsi al voto per il budget 2023 della Rai da parte di due consiglieri di amministrazione ha determinato una maggioranza virtuale del Cda che ha messo la Rai e i suoi vertici in una sorta di amministrazione controllata; non a caso i giornali parlano di avviso di sfratto e di Ad in bilico per descrivere la situazione dell'amministrazione dell'azienda di servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, dopo il Cda di lunedì a viale Mazzini. E non mancano anche le facili previsioni su riequilibri – tutti politici – a cui sarebbero pronti i vertici per rimanere in sella, con un nuovo giro di valzer dei direttori per assecondare le richieste di governo e partiti». Lo sottolinea in una nota il segretario Usigrai, Daniele Macheda.

«Che poi il problema è proprio questo, che la Rai servizio pubblico, in forza della pessima legge sulla nomina dei vertici si è di fatto trasformata in TV di stato; che è cosa assai diversa – prosegue la nota –. A chi in passato dagli scranni dell'aula della Commissione di vigilanza reclamava al Parlamento il ruolo di editore della Rai, segnaliamo che a decidere sull'azienda di servizio pubblico si è sostituito da tempo il governo. Oggi sui giornali si attribuisce alla presidente del Consiglio la scelta del prossimo direttore del Tg1; e come è facile immaginare l'Usigrai si chiede, nel caso, quale sia la necessità di prendere un esterno. Meno di un anno fa, sempre sui giornali e non smentito, fu il leader dei 5 stelle a dire che un suo parlamentare fu chiamato a palazzo Chigi, dal precedente governo, per prendere la lista dei direttori dei Tg che da lì a poco sarebbero stati nominati».

«La diagnosi dei mali che affliggono la Rai è dunque nota ma in Parlamento restano nei cassetti i progetti di legge di riforma sui criteri di nomina della governance dell'azienda – si legge ancora –. E intanto i consiglieri di amministrazione della Rai, invece di rispondere al loro mandato, rispondono a chi li ha nominati mentre l'azienda avrebbe bisogno di decisioni su capitoli importanti come il piano industriale e il contratto di servizio, ad oggi rinviati». (Ansa)

@fnsisocial

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