L'Australia ha approvato una legge che obbligherà le Big Tech a pagare contributi milionari qualora non riescano a stipulare accordi commerciali con i media locali per la diffusione di notizie sulle proprie piattaforme. Ne dà notizia giovedì 20 agosto 2026 l'agenzia Reuters sul proprio sito web.
Il 'News Bargaining Incentive' prevede un'imposta del 2,5% sui ricavi pubblicitari delle aziende che utilizzano contenuti giornalistici. I proventi del programma verrebbero destinati alle testate locali australiane, i cui contenuti contribuiscono a stimolare il coinvolgimento degli utenti e a generare ricavi pubblicitari sulle piattaforme delle aziende tecnologiche.
Il provvedimento riguarda Meta, Alphabet (Google), TikTok e Microsoft (LinkedIn), interessando le società che offrono servizi di social media o di ricerca «significativi» in Australia e che registrano ricavi pubblicitari locali superiori a 250 milioni di dollari australiani (circa 152 milioni di euro).
Le piattaforme possono evitare il pagamento del contributo stipulando accordi con almeno otto diversi editori entro la fine del periodo di riferimento; il valore di tali accordi verrebbe scomputato dall'importo dovuto a titolo di contributo.
Secondo la normativa, gli accordi devono sostenere la produzione di contenuti giornalistici o riguardare contenuti giornalistici prodotti dagli editori e resi disponibili online dalla piattaforma. Sono previsti meccanismi premiali per gli accordi con le testate di piccole e medie dimensioni. Ogni singola transazione è soggetta a un limite massimo pari al 25% dell'importo del prelievo dovuto.
«La normativa è ormai operativa e il messaggio alle piattaforme affinché stringano accordi commerciali è chiaro», ha dichiarato il governo di Canberra in una nota, aggiungendo: «È una giornata importante per le aziende editoriali e per il giornalismo australiani». (mf)