L'Associazione della stampa Emilia-Romagna denuncia, in una nota diffusa martedì 10 marzo 2026, di aver appreso «con stupore che nel pomeriggio di lunedì 9 marzo 2026 una funzionaria della polizia di Stato ha ordinato a un giornalista di cancellare dal telefonino una video intervista da poco realizzata in piazza Maggiore, durante la manifestazione del movimento femminista».
L'intervento delle forze dell'ordine, spiega Ase, «era stato invocato dallo stesso collega, impaurito perché circondato da un gruppo di manifestanti. Una delle intervistate gli aveva infatti chiesto di eliminare il suo intervento. Il giornalista ha ribattuto assicurando che il servizio sarebbe potuto andare comunque in onda, ma rendendo non riconoscibili né il suo volto né la sua voce. L'assicurazione non pare sia bastata, al punto che il giovane collega è stato accerchiato e fatto bersaglio di ripetute offese».
Come ricostruisce ancora il sindacato regionale, «preoccupato per la propria incolumità, il giornalista si è rivolto al suo operatore affinché chiedesse l'intervento delle forze dell'ordine, che si trovavano a poche decine di metri. Ma all'arrivo, la funzionaria al comando lo ha obbligato a cancellare il video. È possibile che l’abbia fatto per rasserenare il clima, ma inevitabilmente il suo comportamento si è tradotto in una forma di censura della stampa, che contrasta con quanto disposto dalla Costituzione italiana. E questo – conclude l’Assostampa – è preoccupante». (mf)