Il giornalismo continua ad essere una professione pericolosa, con conseguenze troppo spesso letali. Il 2 novembre 2026, come ogni anno da quando - nel dicembre 2013 - l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di istituire la ricorrenza, la Federazione internazionale dei giornalisti, e con i colleghi del sindacato mondiale anche la Fnsi, celebra la Giornata internazionale per porre fine all'impunità per i crimini contro i giornalisti.
«In questi 13 anni – ricorda la Ifj – intimidazioni e violenze nei confronti dei giornalisti sono continuamente aumentate. Ogni giorno i cronisti sono presi di mira, minacciati, attaccati e anche uccisi per via del loro lavoro». Nei primi 10 mesi del 2026, secondo i dati della Federazione internazionale, sono stati 15 i reporter assassinati nel mondo: 5 in Palestina, 5 in Libano, 2 in Colombia, 2 in Yemen e 1 in Somalia. Secondo i dati Unesco, tra il 2006 e il 2025, oltre 1.600 colleghi hanno perso la vita.
E in circa 6 casi su 7 i loro omicidi sono rimasti impuniti.
Quest'anno la Ifj ha allora deciso di evidenziare quella piccola parte di episodi (alcune di queste storie sono pubblicate sul sito web della Federazione) in cui i mandanti dei crimini contro i cronisti sono stati invece processati e condannati, così rendendo giustizia ai reporter uccisi e ai loro cari, «grazie a un'intensa attività di sensibilizzazione portata avanti dalle famiglie dei giornalisti, dalla comunità giornalistica, dai gruppi che si battono per la libertà di stampa e dalla società civile», rimarca il sindacato internazionale.
«Troppo spesso - rileva Zuliana Lainez, presidente della Ifj - la catena di impunità raggiunge i più alti livelli del potere, consentendo a chi orchestra questi crimini di sottrarsi alla giustizia. Questo ciclo di violenza e impunità deve finire».
Da qui l'esortazione a tutti «gli Stati membri dell'Onu a sostenere la Convenzione internazionale sulla sicurezza e l'indipendenza dei giornalisti promossa dalla Ifj, uno strumento giuridico vincolante che imporrebbe agli Stati di proteggere i professionisti dell'informazione, indagare sui crimini e perseguire i responsabili. Non può esserci libertà di stampa senza responsabilità. Non può esserci giustizia per i giornalisti quando i mandanti dei crimini restano liberi. Chi ha ordinato l'uccisione? Chi ha pianificato il crimine? Chi è, in ultima analisi, il responsabile? Sono domande che non possono restare senza risposta», conclude Lainez. (mf)