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La misura interdittiva è stata eseguita dalla Guardia di Finanza
Giudiziaria 18 Giu 2020

Fallimento Studio 100 Tv di Taranto, sequestrati beni per un milione di euro

La misura interdittiva, eseguita dalla Guardia di Finanza in applicazione di una ordinanza emessa dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica jonica nei confronti di due fratelli indagati, prevede anche il divieto di «esercitare imprese e di ricoprire cariche in seno a queste per 12 mesi». I reati contestati sono bancarotta fraudolenta patrimoniale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche in seno a queste per la durata di 12 mesi e il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, quote societarie e beni immobili per un ammontare complessivo di circa 1 milione di euro. Questo il contenuto della misura interdittiva emessa dal Gip di Taranto su richiesta della Procura della Repubblica jonica ed eseguita oggi, giovedì 18 giugno 2020, dagli uomini della Guardia di Finanza nei confronti di due fratelli indagati nell'ambito delle indagini sul fallimento della società editrice dell'emittente televisiva Studio 100 condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto.

I reati contestati all'amministratore e al socio dell'azienda fallita sono quelli di bancarotta fraudolenta patrimoniale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. « La sentenza dichiarativa di fallimento – spiega una nota delle Fiamme Gialle – è stata emessa su istanza della Procura di Taranto attesa l'irreversibile incapacità della società di far fronte ai propri debiti verso l'Erario. Inoltre erano sorti forti sospetti su alcune operazioni poste in essere dagli amministratori nella fase pre-fallimentare, rivelatasi particolarmente controversa soprattutto riguardo alle vicende dei lavoratori dipendenti nei cui confronti erano stati registrati ritardi nei pagamenti degli stipendi».

Prima di essere dichiarata fallita la società aveva fatto richiesta di accesso all'istituto del concordato che consente di evitare il fallimento facendo fronte ai debiti secondo un piano di risanamento. «L'obiettivo – prosegue la Guardia di Finanza – era quello di bloccare le istanze di fallimento e prendere tempo per perfezionare la cessione del ramo d'azienda in cui far confluire gli asset positivi da salvare: le frequenze per la trasmissione e la possibilità di richiedere i contributi ministeriali destinati alle emittenti televisive, fondamentali per il sostentamento della società. La creazione di una good company avrebbe consentito di ripartire senza debiti, circa 5,5 milioni di euro, che sarebbero rimasti in capo alla bad company il cui destino era stato preordinatamente incanalato verso il fallimento».

Le indagini, si legge ancora nella nota della Gdf, «hanno portato alla comprensione del disegno criminoso posto in essere dai due fratelli e finalizzato all'ottenimento dei contributi statali ammontanti a circa 1,5 milioni. Se la somma fosse stata erogata nei confronti della vecchia società, sarebbe stata prioritariamente destinata al pagamento dei debiti previdenziali e tributari. Lo stanziamento nei confronti della nuova società in bonis, invece, sarebbe stato libero da ogni vincolo con conseguente danno per lo Stato». L'intervento della Guardia di Finanza ha permesso al ministero dello Sviluppo Economico di sospendere l'erogazione della somma.

In sintesi, concludono i finanzieri, «l'attività illecita è consistita nella distrazione delle risorse dell'azienda fallita a favore di una nuova società (sempre riconducibile agli indagati) al fine di sottrarle alle procedure concorsuali. In tal modo, inoltre, gli indagati hanno fraudolentemente sottratto risorse patrimoniali per il pagamento delle imposte dovute, sterilizzando ogni possibile azione di rivalsa dell'Erario. Il quadro probatorio così delineato ha permesso al Gip di disporre, per entrambi, la misura interdittiva del divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche in seno a queste per la durata di 12 mesi. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo per equivalente fino al valore di circa 1 milione di euro, pari all'imposta fraudolentemente non versata».

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