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Il Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara: proclamati 2 giorni di sciopero
Vertenze 12 Mag 2021

Gruppo Sae, giornalisti in stato di agitazione contro i tagli. Proclamati altri due giorni di sciopero

Cdr e redattori di Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara respingono «la 'proposta' dell'editore, presentata come non trattabile, di un drastico ricorso agli ammortizzatori sociali». Incroceranno le braccia anche venerdì 14 e sabato 15 maggio.

Le assemblee dei redattori del Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara all'unanimità hanno dato mandato ai Comitati di redazione «di respingere la “proposta” dell'editore, presentata come non trattabile, di un drastico ricorso agli ammortizzatori sociali per i giornalisti. Le assemblee – si legge in una nota – hanno affidato ai Comitati di redazione un pacchetto di giorni di sciopero (oltre a quello odierno) e hanno deliberato l'immediata proclamazione dello stato di agitazione fino a quando l'azienda non ritirerà la sua “proposta” non trattabile». Oltre alla giornata di oggi (per il web; ieri per il giornale) vengono proclamati due giorni di sciopero per le giornate di venerdì 14 e sabato 15 maggio.

Nell'ultima settimana, spiegano i giornalisti delle ex testate del gruppo Gedi, «l'editore ha presentato quattro “proposte” diverse ai Cdr, tutte definite non negoziabili, la prima delle quali formalizzata alla presenza dei massimi vertici dell'azienda e dei direttori. Proprio sulla prima proposta era nata una convergenza con i Cdr, poi promossa dalle assemblee, ma l'editore ha deciso di stravolgerla completamente senza che fossero intervenuti nuovi fattori. Questo comportamento – incalzano le redazioni – segue una serie di annunci fatti e poi puntualmente smentiti, iniziati dal momento in cui il gruppo Sae è subentrato a Gedi nella gestione dei quattro giornali. A gennaio il direttore aveva garantito ai Cdr che non ci sarebbero stati tagli sui fotografi e quattro mesi dopo sono state fatte operazioni di drastiche riduzioni dei compensi e dell'organico dei fotografi. A dicembre erano stati garantiti investimenti sulle dotazioni informatiche e sulle piattaforme digitali del gruppo e niente si è visto. A gennaio, alla presentazione ufficiale del nuovo gruppo Sae a Bologna, erano stati annunciati incubatori di start up, piattaforme di produzione video da rivendere a colossi televisivi mondiali, una scuola di alta formazione in giornalismo digitale, ma sono rimasti soltanto annunci».

Proseguono i giornalisti della quattro testate: «Sono passati meno di cinque mesi da quando il gruppo Sae è arrivato alla guida dei quattro giornali, considerati un tempo casseforti del gruppo Espresso Finegil, abbastanza perché la dirigenza ritenga oggi di poter addossare sulle spalle dei giornalisti le responsabilità di un andamento negativo dei conti per via di un accordo firmato da entrambe le parti che semplicemente tutelava per appena sei mesi i livelli salariali e occupazionali. La disponibilità dei giornalisti a sostenere l'economia aziendale si era palesata fin da dicembre con la conferma di un accordo già in essere con Gedi che è stato rinnovato verbalmente con la nuova proprietà. All'arrivo del nuovo editore, le redazioni si sono rimboccate le maniche e hanno accettato la sfida con passione ed entusiasmo, aumentando ulteriormente carichi di lavoro già da prima molto pesanti. I risultati, nonostante ciò che l'editore sta sostenendo, si sono visti in edicola e nei canali di vendita digitali: è fresca di pubblicazione la classifica Ads di marzo 2021 dove ad esempio Il Tirreno è tornato tra i primi venti giornali venduti in Italia in edicola e online. E l'andamento delle copie di tutti i 4 quotidiani, nonostante il recente aumento del prezzo, è in linea col mercato. Lo scorso autunno gli azionisti di Sae insieme al direttore editoriale si erano presentati ai lavoratori, ai lettori e alle istituzioni toscane ed emiliane con la promessa di importanti investimenti sui giornali e la volontà di rilanciarli: il rilancio che avevano in testa è adesso sotto i nostri occhi e si concretizza soltanto in tagli che andranno a depauperare il giornale in edicola, col rischio che voci importanti dei territori vadano a spegnersi».

I Comitati di redazione «con senso di responsabilità hanno sollecitato l'apertura di un tavolo di confronto per monitorare l'andamento dei giornali e dei conti e per tracciare insieme la strada per dare sostenibilità ai giornali in futuro, respiro alla cassa e per mantenere la qualità del prodotto in edicola e sul web. In un mese di confronti, mai una volta l'azienda ha realmente dato di prova di voler condividere un percorso e di avere una progettualità di medio-lungo termine. I redattori e i Comitati di redazione, come hanno fatto fin dal primo giorno, confermano la massima disponibilità all'azienda ad una trattativa seria e condivisa, che permetta di tenere in salvo i conti, la qualità dei giornali e i posti di lavoro, che preveda la presenza delle Associazioni Stampa Toscana ed Emilia Romagna e della Fnsi. Nel frattempo – concludono i lavoratori  – dalla giornata del 12 maggio i giornalisti saranno in stato di agitazione, attenendosi rigorosamente alle previsioni contrattuali. Allo stesso tempo i giornalisti del Tirreno disdettano l'accordo verbale mutuato da Gedi e mai definito formalmente con il nuovo editore, riguardante ferie, domeniche compensative, forfait notturno, aggiornamento professionale».

@fnsisocial

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