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Servizio pubblico 07 Apr 2016

Il figlio di Riina a "Porta a Porta", l'ira di Fnsi e Usigrai: «Non può esserci par condicio tra mafia e antimafia»

Il clamore suscitato dalla decisione della Rai di trasmettere l’intervista al giovane Riina nel corso della la puntata di “Porta a Porta” non accenna a placarsi. Contro la scelta dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo anche le più alte autorità istituzionali e molti esponenti del mondo politico, oltre al sindacato dei giornalisti: «Mandare in onda il figlio di Riina è una scelta scellerata», scrivono Fnsi e Usigrai. Maggioni e Campo Dall’Orto convocati dall'Antimafia per un'audizione urgente.

Il clamore suscitato dalla decisione della Rai di trasmettere l’intervista al giovane Riina durante la puntata di “Porta a Porta” non accenna a placarsi. Ne hanno parlato politici, giornalisti, intellettuali, singoli cittadini e associazioni. E anche Fnsi e Usigrai, dopo una prima nota in cui chiedevano l’intervento dei vertici dell’azienda di viale Mazzini, sono tornate sulla vicenda.
«Le dure prese di posizione delle più alte autorità istituzionali e di molti esponenti del mondo politico sulla decisione della Rai di mandare in onda la puntata di “Porta a Porta” con l'intervista al figlio di Totò Riina – scrivono segretario generale e presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e il segretario dell'Usigrai, Vittorio Di Trapani - sono la conferma che quella dell'azienda è una scelta scellerata che mina gravemente la credibilità e l'autorevolezza del servizio pubblico radiotelevisivo».
Secondo il sindacato dei giornalisti esiste il rischio di trasformare le trasmissioni Rai in un salotto della criminalità: «Annunciare la messa in onda di una puntata dedicata alla lotta alla mafia – spiegano Fnsi e Usigrai – è un rimedio peggiore del male perché non può esistere una par condicio, né possono esistere punti di vista fra mafia e antimafia, come invece afferma l'azienda. Viene semmai da chiedersi come mai il servizio pubblico radiotelevisivo non si sia mai preoccupato di spalancare i propri salotti ai tanti, troppi giornalisti minacciati dalla mafia e costretti a vivere sotto scorta».
La libertà di informare, la ricerca dello scoop o di un punto in più di share non bastano a spiegare la decisione, contestata con forza anche dalla Commissione parlamentare antimafia, che ha convocato presidente e direttore generale della Rai per un’audizione urgente sulla vicenda, dal presidente del Senato, Pietro Grasso, che ha anticipato via Twitter il suo rifiuto di guardare la trasmissione, da Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra.
E se la presidente Maggioni dalle colonne di "Avvenire" chiede allo Stato di sequestrare i diritti del libro di Riina jr, il vicepresidente della commissione Antimafia, Claudio Fava, scrive su Facebook che lui l’intervista l’avrebbe fatta fare a «uno delle decine di giovani e bravi cronisti che gli amici di Riina minacciano ogni giorno di morte e di scomunica, che sono costretti a vivere sotto scorta, che fanno questo lavoro per quattro euro ad articolo». 
Mentre don Luigi Ciotti sul sito di "Libera" osserva che «se si può comprendere che un editore, allo scopo di profitto, non si faccia scrupoli a pubblicare testi di questo genere, altro conto è quello di uno spazio come quello televisivo, maggior ragione se alimentato in quanto pubblico da un canone, che dovrebbe fornire un'informazione che aiuti la crescita culturale del paese, che non offenda la sensibilità degli italiani onesti e soprattutto la dignità e il dolore delle famiglie di persone che per il bene comune hanno sacrificato la vita».

MULTIMEDIA
Roberta Gisotti (Radio Vaticana) intervista il presidente Giulietti

Caso Riina, Fnsi e Usigrai bocciano Campo Dall’Orto: «Un supercommissario per l’informazione è contro la legge e il contratto» 
«La chiusura della vicenda “Porta a Porta” non può consistere nell’invenzione della figura di un supervisore a priori dei contenuti giornalistici, in chiara violazione della legge e del contratto collettivo di lavoro. Se il direttore generale non vuole assumere decisioni conseguenti all’inqualificabile figura cui è stata esposta la Rai servizio pubblico con lo spot a un libro firmato dal pregiudicato figlio del boss dei boss di Cosa Nostra, non può pensare di cavarsela a buon mercato, immaginando, come ha annunciato nel corso dell’audizione in commissione Antimafia, supercommissari dell’informazione che non esistono in nessuna azienda italiana ed estera». Lo affermano in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani.«Del resto, la vicenda di “Porta a Porta” – spiegano – dimostra che un simile rimedio sarebbe inefficace visto che lo stesso direttore generale afferma che l'intervista è stata preventivamente visionata e giudicata trasmissibile. Il nodo da sciogliere è più profondo e riguarda quale idea si ha del servizio pubblico radiotelevisivo».

Caso Riina jr a Porta a Porta, Galimberti (Unci): "Il gusto mieloso di un giornalismo cerchiobottista"
«Il punto non è invocare la censura preventiva - sempre sbagliata in una democrazia compiuta - ma piuttosto l'utilizzo della professione e del ruolo che essa dà. È inaccettabile trattare il figlio di Riina come ingenuo rampollo di una famiglia normale, dimenticando tra l’altro di ricordargli che lui stesso è stato condannato per mafia. Come è inaccettabile dimenticare di ricordargli che tra le centinaia di omicidi commissionati dai cosiddetti corleonesi, oltre a magistrati appartenenti alle forze dell'ordine, ci sono anche giornalisti che si opponevano all'omertà imperante e all'ovvietà della convenienza. E dietro quel fiume di sangue ci sono famiglie normali, quelle sì, oltraggiate una volta di più. Biagi intervistò il boss Buscetta agli albori del suo pentimento, Marrazzo dieci anni prima fece parlare il capo bastone di Gioia Tauro, Piromalli, ma entrambi senza il corollario e l’affettazione di un salottino buono per tutte le portate. Quelle interviste - non a muso duro, ma a domande dure, senza sconti nè timidi rimbalzi - hanno contribuito ad attaccare la gramigna mafiosa. A differenza, forse, delle comparsate dei Casamonica prima e di Riina jr poi, su cui resta il gusto mieloso di un giornalismo cerchiobottista».

@fnsisocial

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