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Libertà di informazione | 18 Ott 2019
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Le testate oscurate da Facebook: «Una censura inaccettabile. Continueremo a informare»

Durante la conferenza stampa convocata in Fnsi, i rappresentanti dei media indipendenti che si sono visti bloccare dal social network le rispettive pagine hanno chiesto l'intervento delle autorità di garanzia e delle istituzioni e annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti umani.
Un momento della conferenza stampa in Fnsi

«Quello che è successo è un grave caso di censura, ma noi continueremo a dare notizia di quello che succede al confine tra Turchia e Siria. E chiediamo che le istituzioni poste a garanzia della tutela del diritto dei cittadini ad essere informati facciano chiarezza». L'oscuramento delle loro pagine Facebook non fermerà i rappresentanti dei media indipendenti che, riuniti in conferenza stampa nella sede della Fnsi, insieme con Marino Bisso della rete NoBavaglio, all'indomani del provvedimento adottato dal social network sono determinati a mettere l'azienda di Menlo Park davanti alle sue responsabilità.

«Uno degli atti di censura più gravi che si siano verificati in questo Paese», ripetono i portavoce delle testate che lamentano di essere state oscurate per aver dato spazio alle notizie sulla guerra in Rojava e ai commenti di sostenitori dei combattenti curdi attaccati dalle forze turche in territorio siriano. Nel mirino Radio Onda d'Urto di Brescia, Milano In Movimento, GlobalProject, e Contropiano. A rischio anche DinamoPress e Infoaut.

«L'informazione diventa non solo terreno di battaglia, ma strumento che si mette a servizio di chi compie un atto di guerra, diventando parte della guerra», osservano, facendo appello anche ai media mainstream affinché diano spazio a questa vicenda, perché «quanto è accaduto riguarda la libertà di informazione e riguarda tutte e tutti».

Anche le istituzioni e le autorità di garanzia devono interrogarsi su «un'azione arbitraria di una azienda privata che però produce uno spazio pubblico: è lecito – chiedono i giornalisti – che Facebook decida cosa può e cosa non può circolare sulla sua piattaforma?».

E anche se alcune pagine oscurate sono state nel frattempo riaperte, altre sono state oscurate per aver pubblicato articoli, foto e messaggi contro il presidente turco Erdogan, a sostegno del popolo curdo. «Occorre fare squadra contro i troll o comunque contro un algoritmo che si piega alle ragioni di una politica che vuole oscurare alcune realtà dell'informazione e che di certo risponde a leggi del profitto che contrastano con principi democratici come la libertà di informazione», denunciano i media indipendenti.

«È evidente che una sanzione per questa censura deve esserci», conclude l'avvocata Simonetta Crisci. «Per questo – incalza – è necessario rivolgersi non solo a istituzioni e authority, ma anche ricorrere alla Corte europea dei diritti umani».

@fnsisocial
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