«La bozza Colosimo è politicamente pericolosa», è «un monito ai quei pochi media indipendenti rimasti che, anche se pubblicano notizie vere e di interesse pubblico, mai smentite né confutate, si permettono di disturbare il manovratore. Minacciati da lustri con querele e risarcimenti abnormi, ora il potere usa nuovi strumenti di coercizione, come la caccia alle fonti (vietata da Media Freedom Act dell'Ue) o esposti al Garante della privacy, fino alle relazioni dell'Antimafia». Così scrive il direttore di Domani, Emiliano Fittipaldi, all’indomani della presentazione da parte della presidente Chiara Colosimo della proposta di relazione sulla vicenda dei presunti dossier in cui, con l’ex finanziere Pasquale Striano, secondo l'accusa della procura di Roma, risultano coinvolti anche tre giornalisti.
«Se l'Antimafia infanga Domani», è il titolo dell'intervento pubblicato anche sull'edizione online del quotidiano venerdì 16 gennaio 2025, in cui il direttore rileva, fra l’altro: «A leggere con attenzione la bozza della relazione, Domani rappresenterebbe “la manifestazione di un giornalismo che ha scelto consapevolmente di non limitarsi a raccontare la politica, ma di farla, di influenzarla, di orientarla attraverso la manipolazione di informazioni illecitamente acquisite”».
Un giornalismo «che “smette di essere un pilastro della democrazia e diventa un fattore di distorsione del dibattito pubblico”. Mentre il cronista che chiede verifiche o pezze d'appoggio a pubblici ufficiali non è "un cane da guardia della democrazia, ma un predatore che si serve di chiunque pur di avere carne"», prosegue Fittipaldi, che poi riporta: «Così, facendo inchieste vere sui politici al potere “i giornalisti imputati hanno cercato di influenzare il corso della storia politica italiana”, mentre le mie dichiarazioni sulla inviolabilità della libertà di stampa sancita dalla Costituzione e sull'uso delle fonti rilasciate in un'audizione in Commissione vengono definite un allarmante “limbo etico”, che permetterebbe ai giornalisti “un potere inquisitorio persino superiore a quello del quale la pubblica autorità è dotata nel caso di commissione di reati”».
Ma «compito del giornalista - nota Fittipaldi - è proprio quello di ottenere la notizia chiusa a chiave in un cassetto, di verificare la sua autenticità e infine di pubblicarla, a beneficio del lettore che sia più informato possibile. Il dossieraggio è operazione opposta: le informazioni non vengono pubblicate, ma tenute in cassaforte e poi usate a scopo di ricatto o estorsione».
E ancora: «Così chi pubblica notizie segrete ottenute da fonti riservate “non sta esercitando il diritto di cronaca, bensì sta diventando parte del problema, tema che riguarda l'intera categoria professionale. Se l'informazione si trasforma in uno strumento di lotta o pressione politica”, se “l'attivismo si trasforma in giornalismo e la stampa diventa militante, la democrazia è in pericolo”», riporta il direttore, citando la bozza di relazione.
«Parole sconcertanti», una «lezione di giornalismo ovviamente irricevibile. Qui - conclude Fittipaldi - continueremo a fare inchieste come la redazione crede sia giusto fare, nell'interesse esclusivo dei lettori. Come abbiamo fatto anche in questi ultimi due anni di killeraggio politico. E se il governo o la magistratura le considereranno reato, andremo avanti lo stesso. Informeremo fino in fondo, rispettando etica e deontologia. Almeno finché ci sarà consentito». (mf)