«L’attacco israeliano che il 22 aprile 2026, nel sud del Libano, ha ucciso Amal Khalil, giornalista libanese del quotidiano Al Akhbar, e ferito gravemente l’operatrice video Zeinab Faraj è stato un attacco diretto contro persone civili e deve essere indagato come crimine di guerra». Lo ha dichiarato Amnesty International in una nota diffusa giovedì 6 agosto 2026.
Heba Morayef, direttrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord, ha sottolineato: «L’indagine di Amnesty International restituisce un quadro sconvolgente: due persone civili sono state attaccate direttamente mentre cercavano riparo dagli attacchi israeliani. Dopo che il primo attacco aveva eliminato l’obiettivo dichiarato dalle forze armate israeliane e mentre due droni stavano sorvolando la zona a bassa quota, queste ultime sapevano, o avrebbero dovuto sapere, che due donne si erano rifugiate in quell’edificio. Ciononostante, hanno proseguito in quello che abbiamo fondati motivi di ritenere sia stato un attacco diretto contro persone civili, dimostrando uno sconcertante disprezzo per il diritto internazionale umanitario».
Morayef ha aggiunto: «Il fatto che le due giornaliste si trovassero in quella che Israele ha definito ‘una zona in cui è vietato il ritorno’ non le rendeva obiettivi legittimi. Tutte le parti coinvolte in un conflitto hanno il chiaro obbligo di distinguere in ogni momento tra persone civili e obiettivi militari e di dirigere gli attacchi esclusivamente contro obiettivi militari. Non può esserci alcuna giustificazione per colpire persone civili che avevano cercato un luogo riparato per mettersi in salvo».
In risposta a una lettera inviata da Amnesty International il 12 giugno nell'ambito dell'indagine sull'attacco, le forze armate israeliane hanno scritto che «l'accaduto è stato sottoposto a un esame preliminare e gli insegnamenti pertinenti sono stati applicati di conseguenza», e che le forze armate israeliane «si rammaricano per qualsiasi danno arrecato ai giornalisti. Rispettano la libertà di stampa e non li prendono intenzionalmente di mira in quanto tali». (anc)