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La notizia pubblicata su collettiva.it
La polemica 27 Gen 2026

Mattia Motta e Paolo Berizzi nel mirino di Veneto Fronte Skinhead. La Fnsi al fianco dei colleghi

In un comunicato la formazione di estrema destra se la prende con la Cgil e con i due giornalisti 'rei' di aver denunciato un concerto neofascista programmato in provincia di Piacenza e poi spostato.

Organizzano un concerto nazirock in un locale in provincia di Piacenza per la sera del 24 gennaio 2026, giorno in cui in città sfila un corteo neofascista per la remigrazione, ma la società civile insorge e così sono costretti a cambiare location. A quel punto gli skinhead del Fronte Veneto, e con loro altre sigle di estrema destra, se la prendono con la Cgil Piacenza e vergano un comunicato in cui mettono nel mirino anche i giornalisti Mattia Motta (che della Cgil piacentina è addetto stampa) e Paolo Berizzi, inviato di Repubblica da anni sotto scorta a causa delle minacce ricevute per via del suo lavoro di denuncia delle attività di gruppi neofascisti e neonazisti, che alla vicenda aveva dedicato un articolo.

Accusano il sindacato di aver «trascinato nel tritacarne lavoratori che nulla hanno a che fare con la nostra area politica – scrivono Veneto Fronte Skinhead e gli altri – Imprenditori travolti da minacce e tentativi di boicottaggio solo per aver svolto il proprio mestiere. Imprenditori che, come da prassi succede in ogni locale simile, abitualmente riservano il locale a feste private senza per forza condividere le idee degli organizzatori». Mentre i giornalisti «come Mattia Motta e Paolo Berizzi – proseguono – hanno preferito anteporre le proprie ideologie alla tranquillità di un gruppo di imprenditori, mettendo a potenziale rischio anche la loro incolumità».

I gestori del locali avevano annullato l'evento qualche giorno prima, tenendoci a precisare, come riporta repubblica.it il 20 gennaio, che «l'evento non rappresenta i valori né l'identità del nostro locale, che resta uno spazio aperto e rispettoso per tutti, come può testimoniare la nostra storia passata e chi ci ha supportato in questi anni».

In realtà Cgil, Anpi e Europe for Peace, nella nota con cui denunciavano l'evento musicale delle formazioni dell'estrema destra, facevano notare che «la musica, in questo contesto, è utilizzata come strumento di diffusione di simboli, linguaggi e pratiche nostalgiche dell'odio razziale e totalitario» e che «le subculture naziskin e White Power sono state monitorate perché considerate spazi di reclutamento e legittimazione di ideologie proibite dalla Costituzione italiana».

Quindi, ribadendo «con forza che l'arte e la musica sono strumenti di apertura, condivisione e relazione sociale, non veicoli di discriminazione e odio» evidenziavano che «non è accettabile chiudere gli occhi di fronte a saluti e riferimenti simbolici che richiamano un passato di oppressione e violenza, in nome di un incasso. Dare spazio a tali contenuti equivale a legittimare narrazioni antistoriche e a utilizzare il tessuto culturale della nostra comunità per finalità politiche estremiste».

Sul suo profilo X, Berizzi 'ringrazia' «i neonazifascisti del Veneto Fronte Skinheads» che «mi onorano di un comunicato con cui mi mettono all'indice», considerando l'accaduto «una medaglia» e rimarcando: «Il vostro odio è la mia forza».

E Mattia Motta su Facebook rivendica: «Dicono che i giornalisti abbiano fatto saltare un concerto nazirock a Piacenza. La realtà è più semplice: quando si prova a organizzare un evento che inneggia a supremazia bianca, razzismo e xenofobia, una comunità reagisce. Artisti, musicisti, lavoratori dello spettacolo, cittadini: una sollevazione civile che ha portato il gestore del locale a fare una scelta di responsabilità. Paolo Berizzi ha scritto un articolo. Io ho fatto il mio mestiere: raccontare i fatti».

A entrambi va la solidarietà e la vicinanza della Federazione nazionale della Stampa italiana, di cui Motta è stato per otto anni vicesegretario e che al fianco di Berizzi si è schierata più volte. (mf)

@fnsisocial

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