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Diffamazione | 12 Dic 2019
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'Patata Bollente', Vittorio Feltri rinviato a giudizio per l'articolo su Virginia Raggi

Il direttore editoriale di Libero a processo per diffamazione aggravata. Accusa di omesso controllo per il direttore responsabile Senaldi. La sindaca sui social: «Primo importante risultato per le donne e gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia». Il giornalista: «Non ho responsabilità sui titoli. Nel mio pezzo nulla di assertivo».
Virginia Raggi (Foto: Facebook)

Si terrà il 15 settembre 2020, davanti la terza sezione penale del Tribunale monocratico di Catania, la prima udienza del processo per diffamazione a Vittorio Feltri per il suo articolo sulla prima pagina di Libero del 10 febbraio 2017 dal titolo 'Patata bollente' sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Con lui è stato rinviato a giudizio, per omesso controllo, anche il direttore responsabile del quotidiano, Pietro Senaldi. Il provvedimento è stato emesso ieri dal Gup Luca Lorenzetti che ha accolto la richiesta di rinviare i due giornalisti a giudizio avanzata dalla Procura di Catania. La competenza è radicata nel capoluogo etneo perché è la città in cui è stata stampata per prima la copia del quotidiano.

Feltri è imputato, scrive il Gup, in qualità di «direttore editoriale e di autore del pezzo», per avere «offeso la reputazione di Virginia Raggi» con l'articolo in prima pagina, ricorda il giudice, dal «titolo 'Patata bollente' preceduto dal sopratitolo 'La vita agrodolce della Raggi' e seguito dal catenaccio 'La sindaca di Roma nell'occhio del ciclone per le sue vicende comunali e personali. La sua storia ricorda l'epopea di Berlusconi con le Olgettine, che finì malissimo'». Il pezzo fu anche ripreso sul sito libero.it e sulla pagina Facebook e sul profilo Twitter del quotidiano. Senaldi è accusato di «avere omesso di esercitare» sull'articolo, «il controllo necessario ad impedire che con esso venisse offeso la reputazione» di Virginia Raggi.

Ad anticipare la notizia su Facebook, in mattinata, è la stessa sindaca di Roma. «Molti – si legge sul suo profilo – ricorderanno un 'raffinatissimo' titolo che mi dedicò oltre due anni fa il quotidiano Libero, 'La patata bollente', ed un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato né di critica politica... semplicemente parole vomitevoli. Avevo annunciato che avrei querelato il giornale e i suoi responsabili per diffamazione. L'ho fatto e oggi voglio darvi un aggiornamento: mi sono costituita parte civile ed il Gup di Catania ieri, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri e per il direttore responsabile Pietro Senaldi».

La sindaca parla di «un primo importante risultato. Non tanto per me, ma per tutte le donne e tutti gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia. E il mio pensiero va a tutti coloro, donne e uomini, che hanno subito violenze favorite proprio da quel clima. Gli pseudo-intellettuali, i politici e alcuni giornalisti che fanno da megafono ai peggiori luoghi comuni, nella speranza di vendere qualche copia o conquistare qualche voto in più, arrivano persino a infangare la memoria di figure istituzionali come Nilde Iotti o a insultare le donne emiliane e romagnole. Patata bollente e tubero incandescente mi scrivevano.. io non dimentico... vediamo come finisce in Tribunale questa vicenda», conclude Raggi.

Raggiunto dall'Ansa, Vittorio Feltri commenta così la notizia del rinvio a giudizio: «Come prima cosa devo dire alla signora Raggi che non la ho in antipatia, anzi mi sta simpatica. A volte l'ho anche difesa. Sul merito posso solo dire che io sono direttore editoriale e non ho alcuna responsabilità sui titoli, al massimo li propongo. Nel mio pezzo non c'era nulla di assertivo, sostenevo solo che se qualcuno va a parlare con un collaboratore a cui ha aumentato lo stipendio sul tetto la cosa lascia perplessi... È una cosa curiosa il rinvio a giudizio, non capisco quale sia l'imputazione. Se il problema riguarda il titolo, ricordo che l'espressione 'patata bollente' fu usata anche da Lilli Gruber contro la Boschi e dallo stesso Libero nei confronti di Ruby Rubacuori, ma in quel caso, essendo lei marocchina, evidentemente non interessava a nessuno. Anche questo fa un po' ridere...».

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