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Querele temerarie | 14 Dic 2016
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Querele temerarie e carcere per i giornalisti, Fnsi: «Governo e Parlamento sblocchino le norme ferme in Senato»

La Fnsi chiede a governo e Parlamento di approvare le norme, ferme da mesi in Senato, sull’abrogazione del carcere per i cronisti e contro le richieste di danni spropositate. Aperture in tal senso sono arrivate oggi, nel corso del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie", dai senatori Nico D’Ascola e Giuseppe Lumia. L’Unci: «Via le maximulte a carico dei giornalisti».
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"
Alcuni momenti del seminario "Una legge per fermare le querele temerarie"

La Federazione nazionale della stampa italiana, con il segretario generale Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti, che hanno partecipato questa mattina al seminario "Una legge per fermare le querele temerarie" organizzato dall’associazione Articolo21, ha confermato la decisione di chiedere al governo e al Parlamento di procedere, nei modi e nelle forme che riterranno, non solo all’approvazione di quella parte del ddl sulla diffamazione relativa all’abrogazione del carcere, ma anche di definire una norma specifica che scoraggi l’uso e l’abuso delle cosiddette "querele temerarie", divenute ormai vero strumento di intimidazione preventiva contro quei cronisti che indagano su mafia, malaffare e corruzione.

A questo proposito va accolto con favore l’annuncio del presidente della commissione Giustizia del Senato, Nico D’Ascola, e rilanciato dal capogruppo Pd della stessa Commissione, Giuseppe Lumia, di rimettere in calendario il provvedimento giunto alla sua quarta lettura e fermo da mesi al Senato.

Nel corso dell’iniziativa di oggi, la Fnsi ha anche annunciato l’intenzione di avanzare la richiesta di costituzione di parte civile e di essere presente in tribunale al fianco della giornalista Federica Angeli, come già fatto nel caso del processo di Ragusa ai presunti aggressori del collega Paolo Borrometi.

Il sindacato dei giornalisti italiani ha infine deciso di avviare un rapporto di collaborazione con il gruppo di lavoro costituito dalla professoressa Marina Castellaneta, e composto da giuristi e avvocati, che si è messo a disposizione in primo luogo dei colleghi turchi ma anche di tutti i cronisti che abbiano bisogno di tutela nella sede della Corte europea dei diritti dell’uomo e nei tribunali nazionali, proposta che il segretario Lorusso porterà all’attenzione dell’esecutivo della Federazione internazionale dei giornalisti durante la prossima riunione del board, in modo da avviare anche a livello europeo la costituzione di uno sportello a sostegno dei colleghi vittime di minacce o querele.

Galimberti (Unci): «Riforma della diffamazione, via le maximulte che sono il vero bavaglio alla libertà di informare»
«La riapertura del percorso parlamentare del ddl sulla diffamazione, annunciata oggi dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Nico D'Ascola, è un'occasione imperdibile per rimediare ai tanti errori dell'intervento legislativo da troppi anni giacente in Parlamento». Lo ha dichiarato il presidente dell'Unione nazionale cronisti, Alessandro Galimberti, a margine del convegno sulle querele temerarie organizzato dalla Federazione nazionale della stampa italiana e da articolo 21.
Secondo Galimberti, in particolare, è assolutamente da rivedere il meccanismo sanzionatorio che dovrebbe sostituire il carcere per la diffamazione: «Porre una pena pecuniaria a carico del giornalista in una forchetta da 5 a 50mila euro significa ottenere una censura certa, anzi, una autocensura – ha detto il presidente dell'Unci – nessun giornalista in Italia oggi è in grado di assumersi questa obbligazione che va a colpire errori spesso neppure imputabili ai cronisti, ma alle fonti. Piuttosto pensiamo di mantenere il carcere per le campagne di diffamazione dolore, seriali e organizzate, ma abbassiamo le multe a livelli sensati e proporzionali, come del resto ci insegna la Cedu».
L'Unci si è impegnata a elaborare, di concerto con la Fnsi, proposte di legge anche in materia di querele temerarie e di diritto all'oblio «la vera minaccia giudiziaria per i cronisti nei prossimi anni», ha aggiunto Galimberti.

@fnsisocial
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