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Internazionale | 20 Lug 2016
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Turchia, arriva la stretta su giornalisti e media: chiuse 24 radio e televisioni, tesserino ritirato a 34 cronisti

Dopo il tentato golpe del 15 luglio, ecco che il giro di vite del presidente Erdogan arriva fino ai giornalisti e ai media. Ieri la notizia del ritiro delle licenze ad almeno 20 (poi divenute 24) emittenti legate al predicatore Gulen. Oggi 34 giornalisti si sono visti ritirare il tesserino professionale. Per i colleghi che soffrono le ripercussioni della repressione del “Sultano” e per quelli che già sono in carcere oggi Fnsi, Articolo21 e Usigrai, insieme a numerose associazioni, saranno davanti all’ambasciata di Turchia a Roma per ribadire: #NoBavaglioTurco.
Manifestazioni di piazza a Istanbul dopo il tentato golpe (Foto: Aris Messinis/Afp via Ifj)

Ennesimo giro di vite su informazione e libertà di espressione in Turchia. Ieri il Supremo Consiglio per la Radio e la Televisione (Rtuk), ha annullato le licenze di trasmissione rilasciate a suo tempo alle "emittenti che hanno appoggiato i cospiratori del Feto", indicati come gli autori del fallito colpo di stato del 15 luglio, o che comunque "mantengono rapporti o vincoli" con tale organizzazione.

In un primo momento le licenze ritirate erano state venti. Poi il computo è salito a 24: stazioni radiofoniche o televisive anche molto popolari, tra cui 'Bugun Tv' o 'Samanyolu Haber', note per diffondere sistematicamente il pensiero del predicatore, teologo e filosofo islamista Fethullah Gulen, sono state costrette a chiudere.

Non paghe, oggi le autorità turche, nello specifico la Direzione generale per l'informazione (Byegm), che dipende dalla presidenza del Consiglio, hanno comunicato il ritiro del tesserino per 34 giornalisti. Per tutti l'accusa è di avere connessioni con la confraternita del miliardario e ideologo Gulen, ex alleato e ora nemico del presidente Recep Tayyip Erdogan, accusato da Ankara di essere la mente del tentato golpe.

Entrambi i provvedimenti sono stati subito fortemente criticati dal sindacato dei giornalisti turchi, dalle Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti e da altre organizzazioni di categoria, come il sindacato francese. Mentre la Federazione nazionale della stampa italiana, insieme a Usigrai, Articolo21 e a numerose associazioni, sarà oggi davanti all’ambasciata di Turchia a Roma per ribadire ancora una volta: #NoBavaglioTurco.

@fnsisocial
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