«'Gli affreschi del Tiepolo', 'il palazzo di Giò Ponti da dove è andata in onda la prima trasmissione in diretta della tv italiana'. Fa male leggere che la Rai promuove il proprio patrimonio immobiliare solo al fine di venderlo. Bbc e Cbs, solo per citare alcuni esempi, valorizzano la propria storia con visite guidate, vendita di libri e merchandising. La Rai, invece, se ne disfa». Così l'Esecutivo Usigrai in una nota diffusa martedì 28 aprile 2026.
«E se una razionalizzazione degli spazi, in alcuni casi, era necessaria, perché – chiedono i rappresentanti dei giornalisti Rai – non metterne in locazione una parte? E poi, perché vendere per andare a pagare un affitto? Non c'è solo il Teatro delle Vittorie, uno dei simboli del Servizio Pubblico. La Rai sta vendendo anche il palazzo progettato da Giò Ponti in corso Sempione a Milano, preso d'assalto dai visitatori delle giornate Fai di primavera, Palazzo Labia a Venezia, le sedi di Genova e Firenze dove la sindaca Sara Funaro ha già chiarito che non cambierà la destinazione d'uso dell’immobile. Una scelta coraggiosa da cui dovrebbero prendere esempio anche i primi cittadini di Milano, Genova e Venezia».
Per l'Usigrai, «in linea generale vendere le sedi significa mettere in discussione l'impianto generale del Servizio Pubblico, una scelta che in futuro potrebbe aprire a ridurre e accorpare la presenza della Rai sul territorio. Una prospettiva che il sindacato contrasta completamente».
Tuttavia, «nell'ipotesi che una vendita avvenga – incalzano i giornalisti - riteniamo imprescindibile un confronto con Usigrai e con le rappresentanze sindacali dei diversi comparti aziendali, soprattutto in merito alle scelte di nuove sedi dove collocare le strutture produttive e giornalistiche che devono garantire centralità alle redazioni e alle strutture di produzione, per non correre il rischio di una marginalizzazione del Servizio Pubblico in termini di capacità operativa e tempestività del servizio». (mf)