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Internazionale | 04 Ago 2020
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Albania, sequestrati i beni dell'editore di Ora News e Channel One. I legali: «Decisione politica»

Ylli Ndroqi, proprietario di uno dei principali media network del Paese, è sospettato di traffico internazionale di stupefacenti. Fra le proprietà confiscate anche le due emittenti molto critiche nei confronti del governo socialista del primo ministro Edi Rama e del sindaco di Tirana, Erion Veliaj.
L'editore Ylli Ndroqi (Foto: oranews.tv)

Sul richiesta della Procura Speciale albanese contro la corruzione e la criminalità organizzata, lunedì 3 agosto sono state sequestrate decine di proprietà dell'imprenditore Ylli Ndroqi, uno dei più importanti editori del Paese. Fra i beni confiscati anche le emittenti Ora News Rtv e Channel One che, anche nel recente passato, erano già finite nel mirino delle autorità di Tirana per aver ospitato numerosi talk show critici nei confronti del governo socialista del primo ministro Edi Rama.

Solo qualche settimana fa Ora News, denunciando un attacco politico, ha reso noto di aver ricevuto un ordine di chiusura a tempo indeterminato e di essere stata multata dalle autorità sanitarie nazionali perché accusata di non aver rispettato le misure sul distanziamento sociale durante i suoi programmi.

Secondo la Procura Speciale, Ndroqi è sospettato di traffico internazionale di stupefacenti e risulta essere stato arrestato nel 1998 in Turchia sotto un altro nome, Xhemal Pasmaçiu, come componente di un gruppo che trafficava droga. La Procura ha fatto sapere che dallo scambio di informazioni con le autorità turche sarebbe stato confermato che Ndroqi e Pasmaçiu sono la stessa persona e quindi, in base alla legge antimafia, ha chiesto il sequestro dei beni, che secondo gli inquirenti non possono essere giustificati dalle sue attività legali.

I difensori dell'editore hanno invece sostenuto che si tratti di «una decisione politica, in seguito ad un suo procedimento giudiziario con il sindaco di Tirana, Erion Veliaj», esponente della maggioranza socialista al potere del premier Edi Rama, e hanno annunciato che faranno ricorso.

@fnsisocial
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