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Vertenze | 08 Nov 2016
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Editoria, i giornalisti de l’Unità in sciopero «per difendere il futuro del giornale»

Niente piano industriale, niente piano editoriale, nessuna risposta alla richiesta di un tavolo di confronto con la proprietà per delineare il futuro del quotidiano. Queste le motivazioni che hanno spinto i giornalisti de l’Unità ad indire per domani il primo di 5 giorni di sciopero affidati dalla redazione al Cdr.
Giornalisti de l’Unità in sciopero

«Il 7 novembre doveva essere il giorno della nuova Unità, rinnovata nel formato e arricchita nei contenuti. Lo aveva prospettato il direttore, Sergio Staino, all'atto della sua nomina. Una sfida entusiasmante alla quale eravamo e siamo pronti. Ma da soli non possiamo farcela. Abbiamo perso il conto delle volte, innumerevoli, in cui abbiamo chiesto all'azienda di presentare un piano industriale che andasse nella direzione del rilancio del giornale. Nulla è stato fatto per realizzare questo obbiettivo». Lo dice l'assemblea di redazione dell'Unità in una nota.

«Al contrario – proseguono i giornalisti – tutte le scelte compiute dall'azienda, dalla riduzione della foliazione, al taglio della distribuzione, dai collaboratori storici mai pagati, alla chiusura del numero del lunedì, vanno nella direzione opposta: la dismissione».

La redazione ricorda di aver chiesto alla proprietà «l'apertura di un tavolo per discutere un piano industriale ed editoriale partendo, per quanto ci riguarda, dalla difesa degli attuali livelli occupazionali, dalla centralità della redazione, dalla valorizzazione di ogni professionalità sia nel giornale cartaceo che nella realizzazione del sito web. In questo senso va l'iniziativa legale che abbiamo avviato per contestare l'utilizzo della testata “l'Unità” per attività editoriali on line esterne. Ma la risposta dell'ad non solo non ha recepito la richiesta dell'apertura di un tavolo ma ha rafforzato le nostre preoccupazioni sulla volontà di cancellare posti di lavoro provando a far pagare a redattori e poligrafici responsabilità che ad altri vanno imputate».

L'assemblea di redazione spiega poi: «Siamo davvero ad un passaggio cruciale per l'Unità. Agiremo in tutte le sedi per difendere i nostri diritti e con essi il futuro del giornale. È per questo che  domani non saremo in edicola, per il primo dei cinque giorni di sciopero affidati al Cdr dall'assemblea di redazione. Una decisione sofferta ma necessaria a fronte della chiusura totale dell'azienda».

E la nota prosegue assicurando: «Siamo a fianco del direttore Sergio Staino e del condirettore Andrea Romano ai quali diamo atto di un entusiasmo e di un impegno che hanno determinato, assieme al nostro lavoro, un incremento di vendite in edicola e in abbonamenti, nonostante quanto asserito dall'ad. Il nostro è uno sciopero ''contro'' e ''per''. Contro un'azienda, in tutte le sue componenti, che non investe sul prodotto e un amministratore delegato, unico caso al mondo, che nuoce al prodotto contestandone i buoni risultati. Al dottor Stefanelli ricordiamo che ''un minimo di normalità'', per usare le sue parole, nella gestione di una azienda vuol dire accompagnare alla nascita della stessa un piano industriale con precise strategie di mercato e adeguati investimenti».

Secondo i giornalisti tutto questo, dal momento del suo ritorno in edicola, all'Unità non c'è stato. «Questo è anche uno sciopero ''per''. A sostegno, cioè, di una direzione giornalistica che sentiamo dalla nostra parte. In questi sedici mesi abbiamo dato ampia prova di un grande senso di responsabilità. Ma responsabilità non è sinonimo di complicità o silenzio rispetto ad un'azienda e ad un ad che sembrano conoscere e praticare una sola strada: quella della dismissione», conclude la nota. (AdnKronos – Roma, 8 novembre 2016)

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