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Leonardo Maria del Vecchio, presidente di Lmdv Capital (Foto: ImagoEconomica/Fnsi)
Cdr 03 Mar 2026

Editoriale Nazionale, i Cdr incontrano Del Vecchio: «Dopo decenni di tagli è ora di pensare al futuro»

I rappresentanti sindacali di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Quotidiano.net hanno anche consegnato una lettera all’imprenditore in trattativa con l'editore Riffeser Monti per la cessione del controllo del Gruppo, chiedendo, fra l'latro, di «riportare al centro della strategia aziendale i giornalisti e le notizie».

Il Coordinamento dei Comitati di redazione dell'Editoriale Nazionale ha incontrato martedì 3 marzo 2026 l'editore Andrea Riffeser Monti e l'imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio in relazione alla trattativa di cessione del controllo del Gruppo alla società Lmdv Capital.

A Del Vecchio i rappresentanti sindacali di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Quotidiano.net hanno anche consegnato una lettera nella quale chiedono, fra l’altro, di «riportare al centro della strategia aziendale i giornalisti e le notizie», nella convinzione che «senza investire nell’informazione non si possono avere risultati economici nelle aziende editoriali».

Ecco di seguito il testo integrale della missiva.

Gentile editore,

le abbiamo chiesto questo incontro perché riteniamo sia fondamentale ascoltare prima di tutto la voce di noi giornalisti, di chi quotidianamente lavora nelle redazioni del Gruppo e ha a cuore il futuro delle nostre testate.

Veniamo da decenni di tagli agli organici, da innumerevoli piani di pesante riorganizzazione quasi ininterrotti (solo due anni senza stati di crisi o contratti di solidarietà tra il 2012 e il 2026) che hanno via via ridimensionato le redazioni – sia nazionali che locali - con quasi duecento prepensionamenti, da ammortizzatori sociali che hanno colpito duramente le nostre buste paga e quelle di corrispondenti e collaboratori, ormai pagati con tariffe da caporalato. Decenni dove l’unica strategia aziendale è stata quella di abbassare i costi del personale senza investire adeguatamente nei giornali e nella transizione editoriale dalla carta al digitale. Il risultato è quello che si trova ora davanti: una redazione stanca e sfiduciata, che però è orgogliosa di questa professione e che lotta quotidianamente per offrire sia in edicola che sul web un'informazione di qualità.

Le nostre testate sono radicate in città e regioni importanti, abbiamo ancora un peso politico e siamo un riferimento per migliaia di lettori: un patrimonio che andrebbe valorizzato e non disperso. E per riuscirci basterebbe riportare al centro della strategia aziendale i giornalisti e le notizie, permettendo alle redazioni di lavorare in tranquillità senza carichi di lavoro esasperati, che influiscono rovinosamente sulla qualità e il livello dell'informazione. I tagli degli ultimi anni sono sempre stati lineari: meno redattori, meno corrispondenti e meno collaboratori, ma con la pretesa di continuare a fare lo stesso lavoro di prima. Certo, sono state limitate le chiusure delle redazioni locali (al Giorno, ridotto all'osso, sono state chiuse tutte, tranne Monza), ma a chi ha giovato? Ci sono edizioni dove lavorano due giornalisti, che spesso si ritrovano da soli per oltre dieci ore al giorno, con un carico di pagine insostenibile: come si può pretendere che il giornale in edicola sia di buona fattura e che il sito internet locale venga aggiornato e arricchito? Lo stesso vale per la redazione web nazionale chiamata con una manciata di redattori a coprire praticamente senza pause importanti eventi nazionali e internazionali. In mancanza di una vera strategia editoriale, si vive alla giornata da troppo tempo, sia sulla carta che sul web. I risultati ottenuti sono frutto solo della buona volontà di chi lavora in questa azienda: i giornalisti e i poligrafici. Troppo spesso le risorse sono state sprecate puntando su manager e progetti editoriali fallimentari.

Questi giornali andrebbero ripensati da cima a fondo con logiche più raffinate di quelle della semplice contabilità. Si dice che si vuole investire sui giovani, poi il giornale che finisce in edicola (come quello di domenica scorsa) è pieno di firme di pensionati, che seguono temi importanti come la guerra e Sanremo, mentre ai corrispondenti si chiede un taglio del 25 per cento dello stipendio ‘appaltando’ il loro lavoro a collaboratori sottopagati. Un'assurdità. Così come è sempre stato controproducente avere una linea editoriale ondivaga, che, come unica costante, ha demolito sia le redazioni locali che il valore del giornale nazionale (svuotando le redazioni del Quotidiano nazionale di Bologna, Milano, Firenze e Roma). E non è andata meglio la gestione della multimedialità e di internet.

Sappiamo che l’editoria sta vivendo una crisi senza precedenti, ma come categoria continuiamo a ribadire che senza investire nell’informazione non si possono avere risultati economici nelle aziende editoriali. Per questo lottiamo anche a livello nazionale per avere un rinnovo del contratto di lavoro (scaduto da dieci anni) che porti retribuzioni più dignitose e condizioni di lavoro al passo con i tempi. Richieste che la Fieg, la Federazione nazionale degli editori, non ascolta e che hanno portato la Fnsi (Federazione nazionale della Stampa italiana) a proclamare uno sciopero della categoria a novembre che sarà seguito da un’altra giornata di astensione dal lavoro il 27 marzo e da un'altra ancora in aprile.

Adesso, dopo anni di sacrifici perenni, chiediamo la tutela dei nostri posti di lavoro, la difesa delle retribuzioni, investimenti adeguati sia sulla carta che sul web, l’ingresso di giovani e la valorizzazione delle firme già presenti nelle redazioni, con l’obiettivo di salvaguardare testate storiche che garantiscono un’informazione di qualità in gran parte del Paese e che sono al servizio della democrazia.

Perché abbiamo bisogno, finalmente, di un progetto a lungo termine e non di piani di riorganizzazione e progetti editoriali che puntano solo a risparmiare, sperando che arrivino finanziamenti dallo Stato per far quadrare i bilanci. Occorrono idee giornalistiche, forze nuove, impegno manageriale, voglia di sperimentare e di cambiare le cose perché così non si va avanti: tutto quello, insomma, che negli ultimi anni è sempre drammaticamente mancato.

Il Coordinamento dei Comitati di redazione di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Quotidiano.net

@fnsisocial

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