CERCA
Cerca nelle notizie
Dal
Al
Cerca nel sito
L'articolo pubblicato su l'Adige di sabato 30 agosto 2025
Associazioni 30 Ago 2025

L’Adige, copie scaricate illegalmente: scatta la denuncia. La solidarietà del Sjg

Il quotidiano: «Non si tratta più di tollerare un fenomeno marginale, ma di combattere una pratica industriale che minaccia di dare il colpo di grazia a un settore già in profonda crisi». Il sindacato regionale: «L’informazione professionale di qualità ha un costo e non può essere gratuita».

«Un clic per scaricare, un istante per condividere. E un intero giornale, frutto del lavoro di decine di professionisti, dalla redazione alla tipografia, finisce illegalmente nelle mani di migliaia di utenti. E un rito mattutino per molti, ma che si consuma nell'illegalità più totale: la lettura del quotidiano piratato, ricevuto comodamente sul lo smartphone tramite Telegram o WhatsApp. Un fenomeno dilagante e strutturato, che ora ha portato la nostra azienda a dichiarare guerra, depositando una denuncia formale alla Polizia Postale per tentare di smantellare questo sistema criminale». A raccontare questa azione contro la pirateria è L’Adige in un articolo pubblicato sull’edizione di sabato 30 agosto 2025.

Nel pezzo viene poi spiegato il meccanismo: «Poche ore dopo l'uscita dell'edizione digitale de l'Adige, spesso nel cuore della notte, un utente con un abbonamento legittimo scarica il file Pdf del giornale. Da li, il passo è breve: il file viene caricato su canali Telegram o gruppi WhatsApp che fungono da vere e proprie edicole digitali abusive. Questi gruppi diventano così le centrali di uno smistamento capillare che priva gli editori della loro fonte primaria di sostentamento le vendite e gli abbonamenti».

L’Adige sottolinea sia il danno economico (con un crollo dei ricavi che mette a rischio non solo i bilanci delle aziende editoriali, ma anche i posti di lavoro di giornalisti, tipografi, grafici e di tutta la filiera) che quello culturale di questi comportamenti, con la diffusione della percezione che l’informazione di qualità debba essere gratuita.

«La denuncia presentata alla Polizia Postale – si spiega nell’articolo -mira a colpire al cuore questo sistema. Gli investigatori specializzati in crimini informatici avranno il compito di risalire la catena, partendo dagli utilizzatori finali per arrivare agli amministratori dei canali e, infine, a chi per primo carica e distribuisce il materiale protetto da copyright».

Nell’articolo si parla poi di «punto di non ritorno. Non si tratta più di tollerare un fenomeno marginale, ma di combattere una pratica industriale che minaccia di dare il colpo di grazia a un settore già in profonda crisi».

L’Adige ricorda infine che legge 633/1941 sul diritto d'autore «è la norma che protegge le opere creative, come i giornali, vietandone la condivisione non autorizzata. Chi distribuisce: commette un reato penale, rischiando la reclusione fino a 3 anni e multe che possono essere superiori a 15.000 euro. Chi scarica: è soggetto a una sanzione amministrativa (a partire da 154 euro), oltre al possibile risarcimento del danni».

Solidarizza con l’iniziativa de l’Adige il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige con una nota: «Anche attraverso le denunce penali si deve combattere la pirateria che attenta al lavoro giornalistico ed alle risorse degli editori; soprattutto si deve invertire il paradigma che l’informazione professionale di qualità ha un costo e non può essere gratuita». (anc)

@fnsisocial

Articoli correlati