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Usigrai | 14 Gen 2020
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Rai, Di Trapani: «La Vigilanza non affossi un accordo che dà diritti dopo 20 anni»

Per il segretario dell'Usigrai è «incredibile che in un mercato editoriale devastato da stati di crisi, prepensionamenti, cassa integrazione, paghe da sottoproletariato, la pietra dello scandalo diventi l'azienda che regolarizza la posizione di 250 persone e intanto fa un selezione pubblica per altre 90». Di seguito l'intervista rilasciata all'AdnKronos.
Il segretario dell'Usigrai, Vittorio Di Trapani

La selezione interna Rai per la regolarizzazione giornalisti senza giusto contratto è diventato un tema caldo da quando la commissione parlamentare di Vigilanza Rai ha chiesto all'Azienda di spiegare i criteri utilizzati per individuare i programmi che rientrano nel perimetro della selezione interna invitandola poi a prorogare i termini di scadenza per la presentazione delle domande. Vigilanza che ha agito sulla base delle richieste dei commissari (sollecitati a loro volta dagli 'esclusi'), decidendo infine di convocare in audizione il Direttore delle Risorse Umane della Rai Felice Ventura domani, 15 gennaio, ultimo giorno per la presentazione delle domande. Al centro delle critiche anche l'Usigrai che ha firmato con l'Azienda l'accordo per dare il giusto contratto a 250 giornalisti e che ha, quindi, scritto i criteri e definito il perimetro dei programmi. Ma il segretario Vittorio Di Trapani è molto soddisfatto di questo accordo e con l'Adnkronos entra nel merito, alla vigilia di un sit-in che si terrà domani alle 13.30 al Pantheon, a pochi metri da Palazzo San Macuto, sede della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, in concomitanza con l'audizione di Ventura.

Come sono stati scelti i programmi?
«Era necessario individuare un perimetro composto dai programmi all'interno dei quali sicuramente si è fatta e si fa attività giornalistica. Siamo partiti dai programmi che in periodo di par condicio la commissione di Vigilanza riporta sotto la responsabilità delle testate giornalistiche (e quindi programmi di cui la Vigilanza stessa riconosce il valore giornalistico). Poi abbiamo preso in considerazione i programmi che nel corso degli anni hanno generato diverse cause risultate poi vinte dai lavoratori, che si sono visti così riconosciuto il contratto giornalistico. Infine abbiamo valutato se ci fossero altri programmi che sfuggivano a questi due criteri ma che avevano comunque un evidente contenuto informativo».

Qualche esempio può aiutare a fare chiarezza e, dunque, perché è rientrato nel perimetro 'A sua Immagine' e non 'Sulla via di Damasco' oppure perché è rientrato il programma 'I Fatti Vostri' e non 'Ulisse'?
"L'obiettivo dell'Usigrai – spiega il segretario – era quello di ottenere il perimetro più ampio possibile ma, come sempre in una trattativa sindacale, è inevitabile dover trovare un punto di incontro con le richieste dell'azienda, soprattutto su un tema sul quale si cercava un accordo da oltre 20 anni. Finalmente, ripeto, dopo 20 anni, siamo riusciti a mettere un po' di ordine. Ora, per poter ampliare questa strada (cosa che resta un obiettivo del sindacato) è indispensabile che questo percorso si metta in moto – sottolinea Di Trapani –. È utopistico pensare che si potesse ottenere il 100 per 100 dell'obiettivo già al primo accordo. Per questo, nel testo dell'intesa sindacale è previsto che nei prossimi mesi ci saranno incontri tra sindacato e azienda per valutare l'andamento dell'accordo e quindi la possibilità, da una parte, di ampliare il perimetro, e dall'altra, di dare il giusto contratto a più dei 250 giornalisti previsti oggi».

I lavoratori di Isoradio già da tempo si stanno battendo per il riconoscimento del contratto giornalistico attraverso vie legali senza però venirne facilmente a capo. E ora restano fuori?
«L'Usigrai aveva chiesto di inserire anche Isoradio nel perimetro, ma la Rai è stata irremovibile, anche perché si è fatta forte delle vittorie in sede giudiziaria rispetto a diverse cause di cui si sta parlando. Nonostante questo, però, noi non ci siamo fermati. Per le colleghe e i colleghi di Isoradio abbiamo chiesto alla Rai di valutare i diversi casi di contenzioso e verificare la possibilità di chiudere queste cause riconoscendo il contratto giornalistico. Richiesta reiterata più volte anche in questi 6 mesi, dopo la firma dell'accordo».

Quali altri ostacoli all'estensione del giusto contratto?
«È ovvio che gli accordi sindacali debbano tener conto anche di una compatibilità con i conti economici dell'Azienda, messi a dura prova anche dalla sottrazione di soldi del canone che dovrebbero finire nelle casse della Rai e che invece il Parlamento ha deciso di destinare ad altre finalità. Se il Parlamento restituisse alla Rai il 5% di taglio strutturale deciso dalla Legge di Stabilità del 2015 e il 50% del cosiddetto extragettito sottratto definitivamente alla Rai con la Legge di Bilancio 2019 – non ci gira intorno Di Trapani – avremmo a disposizione tutte le risorse necessarie per dare il giusto contratto al maggior numero possibile di colleghi».

Perché la commissione parlamentare di Vigilanza non doveva intervenire come Usigrai e Fnsi hanno detto più volte?
«La Commissione non ha alcuna competenza in materia di accordi sindacali e di gestione dell'Azienda di Servizio Pubblico. Interferire negli accordi e nella gestione è una ingerenza. Accettarla vorrebbe dire accettare un precedente pericolosissimo poiché la Commissione non si è limitata a chiedere spiegazioni sui criteri della selezione, ma è arrivata a pretendere di indicare specifiche modifiche (con la risoluzione discussa in plenaria e con le dichiarazioni dei commissari, ndr). L'accordo sindacale risale a sei mesi fa – ricorda il segretario – ed è stato presentato pubblicamente in una conferenza stampa. Che la Vigilanza ponga il tema oggi, a distanza di ben 6 mesi e in prossimità della scadenza delle candidature per la selezione, è sospetto. L'obiettivo sembra essere, evidentemente – denuncia Di Trapani – quello di bloccare tutto. Trovo incredibile – scandisce Di Trapani – che in un mercato editoriale devastato dagli stati di crisi, dai prepensionamenti, dalla cassa integrazione, da paghe da sottoproletariato, la pietra dello scandalo diventi l'azienda che regolarizza la posizione di 250 persone e intanto fa un selezione pubblica per altre 90».

Ma sono stati gli esclusi a sollecitare la Commissione ad intervenire o no?
«Capisco profondamente che lavoratrici e lavoratori, che non rientrano nei criteri di un accordo, lamentino la loro esclusione. Noi come sindacato abbiamo sempre ascoltato e continueremo ad ascoltare le loro istanze così come continueremo a lottare per rendere sempre migliore questo accordo e ampliare il più possibile il numero delle persone coinvolte e il perimetro. C'è da dire, però, che l'unico modo per farlo è mettere in moto il percorso e non certo bloccarlo. A riprova dello spirito di inclusione, di piena collaborazione e di coinvolgimento di tutti ha fatto parte della delegazione Usigrai, che ha condotto le trattative, anche il coordinamento dei giornalisti non contrattualizzati».

Un'obiezione significativa degli esclusi dal perimetro riguarda i programmi prodotti per intero o in parte da società esterne come 'Nemo' o 'Che Tempo che fa'.
«L'accordo prevede che vengano riconosciuti i contratti sottoscritti direttamente tra i lavoratori e la Rai – chiarisce il segretario dell'Usigrai –. E quindi ovviamente solo tali contratti verranno considerati ai fini dei requisiti per l'ammissione alle prove previste. Gli accordi sindacali si fanno e si firmano sui criteri e non sui nomi – rivendica Di Trapani – pertanto noi come sindacato non sappiamo se per la realizzazione di quei programmi sia stato fatto anche un solo contratto direttamente dalla Rai. Se lo avessimo saputo, vuol dire che avremmo avuto nelle mani l'elenco delle persone coinvolte. Ed io sinceramente non mi fiderei di un sindacato che sottoscrive accordi conoscendo in anticipo i nomi delle persone che ne beneficeranno. È così che si assicura la massima trasparenza e imparzialità».

Di Trapani, infine, tiene a sottolineare le conseguenze dell'accordo che di primo acchito possono sfuggire: «Siglare accordi di questa portata serve prima di tutto ad estendere i diritti, ma ha anche il positivo risvolto per i conti dell'Azienda di ridurre il contenzioso in sede legale. È ovvio, quindi, che molti studi legali non siano contenti di questo accordo. Così come è ovvio che riportare diritti e regole in alcuni settori vuol dire ridurre il far west nelle prime utilizzazioni (che riguardano cioè chi firma per la prima volta un contratto con la Rai, ndr). E anche in questo caso c'è chi potrebbe non gradire, come i nostalgici della partitocrazia che piazzava amici e amici degli amici». (Di Veronica Marino – AdnKronos)

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