«Abbiamo chiamato Gratteri per capire perché ha detto che Sal Da Vinci voterà 'no' al referendum (falso). Ci ha detto: scherzavo. E ha aggiunto: 'Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete'. Lo racconta su X il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, postando l'articolo pubblicato mercoledì 11 marzo 2026 sul suo giornale nel quale si riporta la conversazione tra il procuratore di Napoli e la giornalista Ginevra Leganza.
«Ascolti – risponde Gratteri alle domande della cronista – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure». E Leganza: «Diffamare?». Il magistrato: «Fatelo. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti». I conti? «Nel senso che tireremo una rete - e, poco dopo - «speculate, pure», aggiunge il procuratore.
Il post di Cerasa viene ripreso dalle agenzie, che iniziano a battere le dichiarazioni degli esponenti politici contro il capo dei pm di Napoli e poi danno la notizia che Il Foglio chiederà l'intervento di Federazione nazionale della Stampa italiana e Ordine dei giornalisti su quello che ha etichettato come un «avvertimento» da parte del procuratore Gratteri. «Cerasa si chiederà a Fnsi e Odg se considerano la tutela dell'articolo 21 della Costituzione sempre obbligatoria o se ci siano delle deroghe quando si tratta di qualcuno in particolare», si riporta.
«Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito. Non si possono accettare violazioni all'articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della ‘ndrangheta», è la posizione della segretaria generale Fnsi, Alessandra Costante, subito ripresa sul sito web e sui social del quotidiano.
Per Costante, «è grave la minaccia 'tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete'. In Italia c'è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto – conclude la segretaria generale Fnsi – le minacce, anche velate, violano l'articolo 21 della Costituzione». (mf)