«Il 29 luglio, il Tribunale cittadino di Mosca ha condannato la giornalista russa Darya Shipacheva a 12 anni di carcere con l'accusa di "tradimento". Le Federazioni Internazionale ed Europea dei Giornalisti condannano fermamente l'incarcerazione di Shipacheva e la continua criminalizzazione dei giornalisti nel contesto della repressione della libertà di stampa in Russia». Lo si legge in una nota diffusa da Ifj ed Efj giovedì 30 luglio 2026.
La nota prosegue: «Darya Shipacheva, 35 anni, è una giornalista scientifica e medica freelance che ha lavorato per testate come Forbes Russia e RBC. Il 23 aprile 2025 è stata arrestata nel suo appartamento a Mosca. Secondo quanto riferito da alcuni suoi conoscenti, prima dell'arresto aveva ricevuto minacce online dal movimento ultranazionalista e misogino "Stato Maschile" a causa delle sue posizioni femministe. Secondo quanto riportato da T-Invariant , la giornalista di origine ucraina aveva parenti in Ucraina e il trasferimento di denaro, citato come prova di un reato, sarebbe stato effettuato a favore di un parente civile residente in Ucraina, stando alle informazioni fornite dai suoi conoscenti».
Ifj ed Efj sottolineano: «Non è un caso che questa criminalizzazione sia iniziata sulla scia di una campagna di molestie lanciata da un gruppo nazionalista. Reprimere le opinioni che sostengono l'uguaglianza costituisce una grave violazione della libertà di espressione, così come condannare i giornalisti con pretesti infondati viola la libertà di stampa. Il Cremlino deve smettere di mettere a tacere i giornalisti con false accuse. Darya Shipacheva e tutti gli altri giornalisti detenuti devono essere rilasciati».
A dicembre 2025, concludono i sindacati internazionali, «61 giornalisti e operatori dei media risultavano detenuti nella Federazione Russa e nell'Ucraina occupata». (anc)