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Minacce 19 Nov 2014

Speronata a Roma l’auto su cui viaggiava Lirio Abbate Zavoli: dove va il giornalismo se non sta con il collega?

È accaduto martedì 11 novembre alle 22 nel centro di Roma. A settembre aveva ricevuto altre minacce. Ha pubblicato un’inchiesta su fascisti e mafiosi nella capitale. In piena notte un’auto sospetta, una Renault Clio, ha inseguito la macchina su cui il giornalista Lirio Abbate, inviato del settimanale l’Espresso, viaggiava con due uomini di scorta, l’ha speronata ed è fuggita.

È accaduto martedì 11 novembre alle 22 nel centro di Roma. A settembre aveva ricevuto altre minacce. Ha pubblicato un’inchiesta su fascisti e mafiosi nella capitale. In piena notte un’auto sospetta, una Renault Clio, ha inseguito la macchina su cui il giornalista Lirio Abbate, inviato del settimanale l’Espresso, viaggiava con due uomini di scorta, l’ha speronata ed è fuggita.

Gli agenti della scorta hanno inseguito l’auto investitrice e sono riusciti a bloccarla poco dopo, dietro le auto incolonnate a un semaforo. Hanno fermato l’autista, un giovane di vent’anni. Il passeggero è riuscito a scappare e a dileguarsi. Nell’auto sono stati ritrovati documenti intestati a un cittadino straniero. Gli inquirenti giudicano l’episodio allarmante e stanno indagando. Al momento non hanno reso nota l’identità del fermato né quella del fuggitivo.
È accaduto martedì 11 novembre Roma. Il cronista, che vive sotto scorta dal 2007,  ha lasciato intorno alle ore 22 la redazione dell’Espresso, situata all’Eur, in Largo Fochetti, sull’asse di via Cristoforo Colombo, nello stesso edificio che ospita la redazione del quotidiano La Repubblica. Lo speronamento è avvenuto nel centro di Roma, sul Lungotevere presso Regina Coeli, sulla corsia opposta, quella che va verso il Vaticano. L’inseguimento si è concluso poche centinaia di metri più avanti all’imbocco di Corso Vittorio Emanuele, nei pressi della sede della FNSI. L’ultimo numero dell’Espresso, in edicola da venerdì, pubblica un servizio di Lirio Abbate sulle attività illecite a cui fascisti e mafiosi, a Roma, lavorano insieme.
Abbate ultimamente si è occupato di criminalità organizzata romana, ha descritto il potere di quattro clan molto potenti, e dei loro capi, definiti i quattro Re di Roma (Casamonica, Senese, Carminati, Fasciani) e i rapporti tra boss della mala e ambienti politici e neofascisti della Capitale.
Si è appreso solo adesso che a metà settembre si era già verificato un nuovo atto intimidatorio contro Lirio Abbate: sul sedile di un’auto rubata parcheggiata in modo irregolare presso la redazione dell’Espresso è stato trovato un proiettile di grosso calibro e il messaggio “È per Abbate”. Roma, 13 novembre 2014
Da http://notiziario.ossigeno.info/ 

FNSI VICINA AL COLLEGA ABBATE

Appresa la notizia il Presidente della Fnsi, Giovanni Rossi, si è messo in contatto con il collega e gli ha espresso la piena e attiva solidarietà del Sindacato e dei giornalisti italiani.

ZAVOLI: DOVE VA IL GIORNALISMO SE NON STA CON LIRIO ABBATE?

L’assalto contro di lui non ha precedenti, rivela  tracotanza, è necessario reagire con una catena di solidarietà e la copertura dei giornali e delle TV

di Sergio Zavoli

È il “caso” più recente che ci muove a chiedere se il nostro sia o no un Paese in cui il giornalismo investigativo affronta rischi via via più gravi. D’altronde, in questo paese, i cronisti che subiscono minacce e intimidazioni, che vivono allo scoperto o sotto protezione, testimoniano una realtà alla quale, sempre più, non si prestano le dovute attenzioni.
L’attentato a Lirio Abbate ha raggiunto un’indicibile tracotanza, i poteri investiti dalle sue inchieste hanno reagito con una inedita spavalderia; che io ricordi non si era mai assistito al tentativo di assaltare, in corsa, l’auto di un giornalista protetto dalla polizia, a speronare la vettura con a bordo gli uomini di scorta.
Ciò inaugura una sprezzante modalità della violenza. E dunque occorre risponderle, a partire da una risoluta catena di solidarietà; giornali e tv, intanto, raccontino ogni volta, in dettaglio, ciò che è accaduto perché si sappia fin dove la sfida si spinge.
Non incoraggiano un giornalismo impegnato nelle sue forme più a rischio le rade, esili tracce di quest’ultima notizia, né si può dire che le attestazioni di solidarietà abbondino; è un disincanto che inquieta e non riguarda soltanto i media.
Tutti si assumono una responsabilità minimizzando, come si va dicendo, anche una “sofferenza dell’informazione”.
Non posso dimenticare quando, a Il Mattino, fui testimone dello sforzo profuso dal giornale al fine di tener vivo nell’opinione pubblica e nelle istituzioni lo sdegno per i ritardi e le reticenze, i travisamenti, l’assuefazione e infine il silenzio sull’uccisione di Giancarlo Siani, vittima, prima e dopo, del suo solitario coraggio.
Non avrebbe dovuto dirci qualcosa, da allora, il persistere e l’aggravarsi di un fenomeno su cui si sarebbe dovuto ostinatamente, e responsabilmente, indugiare? Un segnale di disattenzione più o meno innocente, ben al di là del giornalismo, può offrire argomenti – in ogni ambito e grado della responsabilità – al pregiudizio e, infine, non di rado, alla dimenticanza; e non si può giustificare l’invito a una prudente, retorica “moderazione” con il pretesto o la discolpa o l’alibi di non inquinare il sacrosanto, arduo “bene di viver bene”. In quanto a isolare queste vicende ciascuna nel proprio “caso” si favorisce il rincaro delle provocazioni e dell’impunità.
Lirio Abbate deve sapere, e vedere, di non essere solo; e nessuno può credere che si possa uscire indenni dal ridurre il senso, e i lasciti, del suo coraggio. roma, 19 novembre 2014
Sergio Zavoli, presidente onorario di Ossigeno per l’Informazione 

ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO E STAMPA ROMANA
“SOLIDARIETA’ A LIRIO ABBATE, SI TRATTA DI UNA VERA EMERGENZA DEMOCRATICA”

L’Associazione Stampa Romana e l’Ordine dei Giornalisti del Lazio esprimo la loro solidarietà al collega de L’Espresso, Lirio Abbate, vittima di un ennesimo episodio intimidatorio. Martedì sera, l'11 novembre, l'auto sulla quale viaggiava con la scorta è stata speronata in mezzo al traffico di Roma dopo un lungo pedinamento.
“Una escalation preoccupante – affermano Paola Spadari presidente dell’Odg Lazio e Paolo Butturini segretario Asr – che segnala ancora una volta come il problema dell’ingerenza delle mafie nella vita democratica e sociale del Paese sia un’emergenza non risolta. Sono centinaia le colleghe e i colleghi, spesso precari e sottopagati, che subiscono quotidianamente minacce e intimidazioni soltanto per il fatto di svolgere il loro mestiere di informare. Una situazione che mina la libertà e il diritto dei cittadini di essere correttamente informati. Le parole non bastano più: chiediamo al Governo e alle forze politiche di dare segnali concreti per arginare un fenomeno che non è una delle tante emergenze, ma è l’ostacolo principale allo sviluppo economico, sociale e civile del Paese”. Roma 13 novembre 2014

@fnsisocial

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