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Giudiziaria 17 Gen 2014

Terremerse: decreto penale di condanna a tre cronisti Indagato il fratello di Errani, pubblicarono la notizia

Il Gip di Bologna Mirko Margiocco ha emesso tre decreti penali di condanna nei confronti di giornalisti di quotidiani della città, ai quali la Procura contestava il reato di pubblicazione arbitraria di un atto giudiziario coperto da segreto. Ne danno notizia le stesse testate coinvolte: Repubblica, Corriere di Bologna e Resto del Carlino.

Il Gip di Bologna Mirko Margiocco ha emesso tre decreti penali di condanna nei confronti di giornalisti di quotidiani della città, ai quali la Procura contestava il reato di pubblicazione arbitraria di un atto giudiziario coperto da segreto. Ne danno notizia le stesse testate coinvolte: Repubblica, Corriere di Bologna e Resto del Carlino.

L'indagine nacque dopo un articolo del 22 agosto 2010 nel quale si riferiva dell'iscrizione di Giovanni Errani, fratello del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco, nel registro degli indagati per la vicenda di Terremerse, circostanza divulgata quando l'interessato non ne era ancora venuto a conoscenza. Si tratta di un'inchiesta sul finanziamento di un milione che, secondo la Procura, la coop Terremerse (all'epoca presieduta da Giovanni Errani), aveva ottenuto illecitamente dalla stessa Regione. Giovanni Errani, nel frattempo, è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata, con altri imputati. Un funzionario della Regione, per la stessa vicenda, è stato condannato in primo grado con rito abbreviato.
Il decreto penale di condanna a pagare una pena pecuniaria, un'ammenda di 129 euro è a carico di Paola Cascella di Repubblica, Gianluca Rotondi del Corriere di Bologna e Gilberto Dondi del Resto del Carlino. La richiesta della Procura era del pm Rossella Poggioli, controfirmata dal procuratore capo Roberto Alfonso. I giornalisti possono opporsi, chiedendo il giudizio in aula. (BOLOGNA, 17 GENNAIO - ANSA)

 

TERREMERSE: FNSI-ASER, CONDANNE CONDIZIONANO LIBERTÀ STAMPA

La condanna di tre giornalisti dei principali quotidiani bolognesi per 'pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale' "suona come un forte condizionamento alla libertà di stampa e a chi correttamente
lavora ogni giorno per difenderla". Ad intervenire sono la Federazione della stampa italiana (Fnsi) e l'Associazione stampa dell'Emilia-Romagna (Aser) che esprimono "sconcerto per un provvedimento che vuole colpire esclusivamente gli operatori dell'informazione, sorvolando sulle loro fonti".
"Non è inoltre comprensibile - si legge in una nota - che la giustizia, sia pure con i suoi tempi biblici, mostri tanta solerzia nel perseguire chi diffonde notizie quando queste riguardano i cosiddetti potenti. Tutta la solidarietà del sindacato dei giornalisti va alla collega Cascella e ai colleghi Dondi e Rotondi - dicono il presidente della Fnsi Giovanni Rossi e la presidente dell'Aser Serena Bersani - di cui sono ben noti lo scrupolo, la professionalità e l'onestà intellettuale e che hanno fatto esclusivamente il proprio dovere: dare la notizia". (BOLOGNA, 17 GENNAIO - ANSA)

 

IL CONSIGLIO DELL’ORDINE GIORNALISTI DELL’EMILIA-ROMAGNA

Tre condanne senza senso. La notizia della condanna dei tre cronisti di giudiziaria delle maggiori testate cittadine (Repubblica, Resto del Carlino, Corriere della Sera) per “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale” lascia letteralmente sconcertati. Per i tempi, per i contenuti e per la logica che dovrebbe sottendere a un provvedimento che, seppure contenuto nella sostanza  (un’ammenda di soli 129 euro a testa), non è comprensibile. Né ai lettori, né agli addetti ai lavori
I fatti risalgono a quasi tre anni fa, ma la ‘dura punizione’ arriva solo ora quando già la vicenda è stata raccontata in lungo e in largo. I giornalisti condannati non si sono certo inventati la notizia dell’apertura delle indagini sui due fratelli Errani per la vicenda Terremerse. E’ certo che qualcuno gliel’ha rivelata. Ci auguriamo dunque che la Procura così solerte nel perseguire i giornalisti per aver svolto bene il loro mestiere, lo sia stata altrettanto nel ricercare la fonte che ha indotto la fuga di notizie. Tre anni di tempo dovrebbero essere stati più che sufficienti.
In ogni caso, l’attribuzione di reato di non è giustificata di fronte al diritto-dovere del giornalista, una volta che ne sia entrato in possesso, di informare i propri lettori su una notizia che aveva un indiscutibile carattere di interesse pubblico. E non facciamo (o non dovremmo mai fare) distinzione tra il ‘”potente di turno e il povero cristo’’.  Non risulta che il presidente della Regione si sia lamentato per l’uscita della notizia, la Magistratura sì, seppure con i suoi tempi: tre anni!
Va da sé che il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna è interamente solidale con i colleghi ingiustamente condannati da un provvedimento che ha ben pochi precedenti e sarà sempre al fianco dei giornalisti nelle battaglie per la libertà di stampa. Bologna, 17 gennaio 2014

@fnsisocial

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