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Usigrai | 08 Nov 2019
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'Una nuova Rai è possibile', di Trapani in Senato: «Occorre liberare l'azienda dal controllo del governo di turno»

«Prendiamo dei costituzionalisti e chiediamo a loro di fare una sintesi delle proposte di riforma esistenti», dice il segretario dell'Usigrai al convegno organizzato da Primo Di Nicola. «Ma se si vuole recuperare credibilità, i testi vanno subito calendarizzati», aggiunge. Focus anche sulla questione risorse e sul contrasto all'hate speech. «Siamo dalla parte di Liliana Segre», afferma.
Il segretario dell'Usigrai, Vittorio Di Trapani (Foto: archivio)

«Tutti i partiti sono coinvolti nel bavaglio messo alla Rai Servizio Pubblico». Il segretario dell'Usigrai Vittorio Di Trapani tuona così nel corso del suo intervento al convegno 'Una nuova Rai è possibile. Riforma della governance per un'azienda indipendente', organizzato da Primo Di Nicola nella Sala Zuccari del Senato. «Per riformare la Rai prendiamo la sentenza della Corte Costituzionale 225/1974 nella quale si afferma che la Rai non può essere controllata dal governo di turno né direttamente né indirettamente – è la proposta di Di Trapani –. Testi importanti da cui ripartire per riformare l'azienda di Servizio Pubblico esistono e, messi insieme, possono essere punti di riferimento», dice il sindacalista citando le proposte di legge di Tana De Zulueta, Paolo Gentiloni e Roberto Fico.

«Prendiamo dei costituzionalisti – aggiunge – e chiediamo a loro di fare una sintesi rispetto a queste proposte di legge. Ma se si vuole recuperare credibilità, i testi vanno subito calendarizzati. Questo è il punto, insieme all'altra questione clou: le risorse. A questo proposito attendiamo il parere del Consiglio di Stato dove i ricorsi fatti contro la distrazione delle risorse del canone giacciono da un anno e mezzo. E condividiamo quanto ha fatto il consigliere Rai Laganà, che ha presentato un parere che rivela profili di incostituzionalità nella legge sul canone fatta dal governo Renzi. Non condividiamo, invece, l'auspicio di chi continua a ipotizzare ulteriori riduzioni del canone: non ci piace la via del pauperismo applicata al servizio pubblico».

Della questione delle risorse parla anche l'ad della Rai Fabrizio Salini. «Il nostro canone – osserva – è più basso che in altri Paesi, la Rai è quasi riuscita ad azzerare l'evasione grazie all'inserimento del canone in bolletta, eppure come introiti siamo ai livelli del 2013 quando l'evasione a 30%. Com'è possibile tutto questo? Prima di tutto per la riduzione dell'importo a 90 euro e poi perché alla Rai sono stati tolti 100 milioni da extragettito e un 5% forfettario. All'azienda pubblica – aggiunge – arriva un euro su due di quelli recuperati dall'evasione. Non chiedo assolutamente un aumento del canone e sarei felice di essere messo nelle condizioni di farlo ulteriormente scendere. Vorrei che alla Rai fosse dato quello che è della Rai».

Sulla stessa linea anche il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, Antonello Giacomelli. «Lo dico come una provocazione – rileva – ma mi piacerebbe che la maggioranza si facesse carico nella legge di bilancio che l'intero gettito del canone vada alla Rai».

Il presidente della Vigilanza, Alberto Barachini, commentando l'ipotesi di soppressione della Bicamerale contenuta in una delle proposte di legge di riforma, osserva che «alla commissione è precluso di intervenire indebitamente nella gestione dell'azienda, ma può intervenire per correggere alcune possibili distorsioni». E, parlando dell'atto di indirizzo sulla policy per l'uso dei social da parte dei dipendenti dell'azienda pubblica da poco varato dalla Commissione, aggiunge: «Episodi recenti, come gli attacchi a Liliana Segre, che rafforzano la necessità di un contrasto all'hate speech, fanno comprendere quanto iniziative come queste siano necessarie. Esprimo a Liliana Segre tutta la mia vicinanza e solidarietà».

Anche Di Trapani si sofferma sugli attacchi alla senatrice a vita: «Siamo in una fase nella quale bisogna dire da quale parte si sta. E soprattutto in una sede istituzionale va ribadito che si sta dalla parte della senatrice Segre e ci si alza in piedi, penso sia un dovere. Voglio dire con chiarezza che i giornalisti, le giornaliste, i lavoratori e le lavoratrici della Rai sono dalla sua parte».

Per il senatore Primo Di Nicola, infine, l'obiettivo di una riforma dell'azienda pubblica «è creare un organismo indipendente sul modello inglese che governi la Rai in autonomia, rispetto alla politica. Abbiamo depositato, sia al Senato sia alla Camera, il ddl presentato da Roberto Fico la scorsa legislatura – spiega –. Adesso, anche sulla base delle altre proposte, si tratta di fare una sintesi in sede parlamentare per fare in modo che l'iter di approvazione proceda spedito».

La Rai, conclude, «è un'azienda culturale, giornalistica, inserita in un sistema di informazione come quello italiano dominato, purtroppo, in molti casi, da conflitti di interesse che ne possono minare la credibilità a causa delle commistioni politiche ed economiche. Adesso bisogna lavorare a una riforma prendendo il meglio da tutti i testi presenti in Parlamento per dare alla Rai un'autonomia che la difenda da tutte le interferenze politiche ed economiche».

Esigenza avvertita anche dal presidente della Camera, Roberto Fico, che in un messaggio inviato ai relatori del convegno scrive: «È necessario che si spezzi il legame diretto tra esecutivo e azienda. E questo può avvenire tramite un intervento normativo, ma occorre cambiare anche il paradigma culturale. Come la politica deve impegnarsi a fare un passo indietro rispetto alla Rai, serve che la Rai faccia un passo indietro rispetto alla politica facendo dissolvere così un'interdipendenza».

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