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L'ingresso della commissione Cultura della Camera (Foto: ImagoEconomica/Fnsi)
Vertenze 20 Gen 2026

Cessione Gedi, i Cdr in audizione alla Camera: «Servono garanzie su identità delle testate e occupazione»

I rappresentanti sindacali in commissione Cultura il 20 gennaio 2026: «Finora rassicurazioni solo a parole». Anticipata l'idea di una fondazione che possa controllare l'operato societario.

Garanzie sull'identità delle testate e sull'occupazione: queste le richieste avanzate dai componenti dei Comitati di redazione del Gruppo Gedi in audizione in commissione Cultura della Camera. I rappresentanti sindacali sono stati convocati martedì 20 gennaio 2026 per fornire informazioni sulle procedure di vendita delle testate: in particolare La Repubblica è finita nel mirino del gruppo greco Antenna dell'editore Theodore Kyriakou, mentre per La Stampa si sono fatti avanti i gruppi Nem e Sae, già attivi nel campo dell'editoria locale.

«Abbiamo chiesto garanzie per l'identità della testata e per l'occupazione», ha ricordato il Cdr di Repubblica. «I vertici di Gedi ci hanno detto che non era possibile introdurre garanzie nella procedura di vendita, come se noi facessimo un altro mestiere e non conoscessimo l'esistenza di clausole di salvaguardia. Poi, dopo gli interventi del governo e della politica, nell'ultimo contatto avuto con Gedi ci è stato detto che la richiesta di garanzia sarebbe sul tavolo della trattativa, ma per noi sono solo parole. Non abbiamo alcun tipo di documento che lo dimostri», hanno aggiunto i rappresentanti sindacali.

«Abbiamo anche provato un contatto con i rappresentanti di Kyriakou che, anche comprensibilmente, non hanno voluto interloquire - hanno proseguito i giornalisti -. Ci preoccupa il fatto che dalle ricerche fatte si tratta di un gruppo senza esperienze sulla carta. È un gruppo che in Grecia ha posizioni di destra e siamo quindi preoccupati per la difesa della nostra identità. Soprattutto ci preoccupa il fatto di non conoscere il progetto sul futuro di un gruppo che chiuderà l'anno con un passivo consistente».

I rappresentanti dei lavoratori hanno anche parlato dell'idea di una fondazione che possa controllare l'operato societario, «un'idea già vagliata nel 2021 senza seguito. Andremo da un notaio nei prossimi giorni per dar vita a questo strumento», hanno anticipato.

In merito alla presenza del principe saudita Bin Salman quale socio in una delle società del gruppo Kyriakou, il Cdr ha spiegato di aver avuto rassicurazioni sul fatto che sarà un'altra società del gruppo a procedere con l'acquisto, rimarcando però che questo non li rassicura.

«C'è poca trasparenza e tanta confusione», hanno aggiunto i rappresentanti del Cdr de La Stampa, sottolineando che «l'attività del gruppo Kyriakou è fumosa, non c'è una struttura societaria definita e non conosciamo i fatturati aziendali nei vari Paesi». E «poco sappiamo anche di altri compratori per La Stampa - hanno proseguito -. Le trattative potrebbero andare in parallelo, ma al momento la situazione non è definita. Sono state presentate due offerte da parte del Gruppo Nem e del Gruppo Sae che in passato hanno già rilevato quotidiani dismessi. Sono però realtà molto più piccole del nostro gruppo e abbiamo dubbi sulla loro capacità di gestire un quotidiano come il nostro». (mf)

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