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Foto: dire.it
Vertenze 06 Mar 2026

Dire, l'azienda al Die: «Preoccupa impasse sui fondi». Barachini: «Mancati stipendi dipendono da cattiva gestione»

Editore e direttore dell'agenzia chiedono di sapere «se i soldi promessi dal sottosegretario siano realmente a disposizione»; l'esponente di governo replica bollando come «prive di fondamento» le accuse mosse. La solidarietà della Fnsi ai colleghi: «Valore rispetti gli impegni e non continui a scaricare su altri le proprie carenze gestionali». Il Cdr: «Amareggiati dalla nota di editore e direttore. Le nostre dimissioni non riguardano i rapporti con il Dipartimento».

Botta e risposta tra l'editore dell'agenzia Dire, Stefano Valore, e il sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini in merito ai mancati stipendi ai lavoratori dell'agenzia di stampa. In una nota diffusa la sera di giovedì 5 marzo 2026, l'editore, insieme con il direttore responsabile della Dire, Nico Perrone, esprimono «forte preoccupazione» e danno notizia delle dimissioni del Cdr «a pochi giorni dalla firma dell'accordo aziendale, che dopo mesi di difficoltà e di mancate retribuzioni, auspicavamo veramente un esito diverso e positivo per noi e le circa cento famiglie che rappresentiamo».

Valore e Perrone scrivono poi di aver raggiunto «con soddisfazione un preciso e totale accordo, tra le parti tutte, come auspicato anche dal sottosegretario Alberto Barachini, per saldare e regolarizzare gli stipendi arretrati e quelli in divenire». E l'editore prosegue spiegando: «Mi sono impegnato in ogni sede istituzionale per onorare il mio impegno. Fiducioso che gli interventi del sottosegretario, anche a noi comunicati, di liberare da subito i fondi spettanti all'agenzia, avrebbero risollevato le sorti della Dire. Speravamo si potesse così ripartire di slancio con l'anno nuovo, mettendo da parte quanto vissuto in passato. A distanza di mesi, però, le parole non si sono trasformate in fatti».

Di qui, proseguono l'editore e il direttore dell'agenzia di stampa  «la nostra preoccupazione su come si possa onorare l'impegno preso, visti i cavilli giuridici che non ci permettono di intervenire con risorse proprie? A chi spetta, si chiede anche di sapere se i fondi promessi dal sottosegretario Barachini, in questa fase da pagare mensilmente, siano realmente a disposizione. Sono possibili soluzioni concrete e percorribili per uscire da questo stallo? Che cosa intendono fare di noi, le Istituzioni interessate? I dipendenti tutti con le loro famiglie sperano in una pronta e chiara risposta», conclude la nota.

Parole che suscitano, il mattino dopo, la dura reazione del sottosegretario all'Editoria. «È gravissimo, sia sotto il profilo giuridico che etico, il tentativo dell'editore dell'agenzia Dire di addossare alla presidenza del Consiglio la responsabilità della sua cattiva gestione finanziaria della società editrice a causa della quale ha stabilito di non pagare per intero gli stipendi dei suoi dipendenti per mesi. Una situazione che permane», scrive Barachini.

«Le accuse mosse dall'editore – incalza – sono prive di  fondamento e finalizzate a coprire una situazione di dissesto che va avanti da molto tempo. Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria sta, infatti, procedendo alle erogazioni di tutto il dovuto alla società editrice della Dire non solo con la riapertura sotto Natale del contratto che era stato sospeso per problemi giudiziari pregressi connessi all'assetto proprietario dell'Agenzia e per la conseguente inottemperanza del rispetto dei parametri contrattuali richiesti, ma anche decidendo di procedere in via eccezionale alla erogazione mensile, anziché trimestrale, delle risorse previste dal contratto di fornitura del servizio di informazione».

Per Barachini, inoltre, «è molto preoccupante che un'azienda privata strutturi la propria solidità finanziaria di base e quindi la capacità, essenziale e dovuta, di pagare gli stipendi dei propri dipendenti ad un contratto di fornitura con la presidenza del Consiglio, perché questo configurerebbe una sostanziale ingerenza pubblica in una attività editoriale privata e la conseguente mancata indipendenza della testata. La nostra attenzione continuerà ad essere volta a difendere i giornalisti e i lavoratori dell'agenzia Dire, nel rispetto delle previsioni di legge. La gravità delle dichiarazioni rese dall'editore - conclude il sottosegretario - sarà oggetto di un'attenta valutazione, anche sotto il profilo legale per la presenza di possibili contenuti diffamatori».

Come fin dall'inizio di questa delicata e complessa vicenda, la Fnsi si schiera al fianco dei colleghi dell'agenzia ed esprime «solidarietà al Cdr tirato pretestuosamente in ballo dall'editore. Dopo l'accordo firmato con le organizzazioni sindacali – rimarca la Federazione nazionale della Stampa – ora l'editore rispetti gli impegni e non continui a scaricare su altri le proprie carenze gestionali».

Sulla vicenda si fa sentire lo stesso Comitato di redazione, che ha chiesto al direttore, ai sensi dell'articolo 34 del Contratto nazionale, di pubblicare la nota riportata anche di seguito:

«Il Cdr dell'agenzia Dire è stupito e amareggiato per essere stato tirato in ballo dell'editore e, ancor di più, dal direttore nella nota di ieri sera rivolta al sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini. Il Comitato di redazione ci tiene a precisare che le dimissioni, comunicate ieri ai colleghi e all'azienda, anticipano di soli due mesi la scadenza naturale del mandato e si tratta di una scelta assunta da tutte le componenti e i componenti del Cdr con serenità, ritenendo assolto il proprio compito dopo la firma, avvenuta nei giorni scorsi, dell'accordo con l'azienda per il rientro e la regolarizzazione degli stipendi. Il Comitato di redazione esorta pertanto il direttore e l'editore a non strumentalizzare questa libera e legittima decisione, che nulla ha a che vedere con i rapporti tra l'azienda e il Die». (mf)

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