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Internazionale | 06 Giu 2016
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Ifj, al via in Francia il 29° Congresso della Federazione internazionale dei giornalisti

Tutto pronto per il 29° Congresso della Federazione internazionale dei giornalisti, in programma da domani, martedì 7 giugno, fino a venerdì, 10 giugno 2016. Ad Angers, in Francia, sono attesi più di 300 delegati in rappresentanza dei sindacati dei giornalisti di tutto il mondo, chiamati ad eleggere il nuovo presidente e il nuovo Comitato esecutivo della Ifj.
Angers, Place du Ralliement (Foto: ifjangers2016.org)

Tutto pronto per il 29° Congresso mondiale della Federazione internazionale dei giornalisti, in programma da domani, martedì 7 giugno, fino a venerdì, 10 giugno 2016, ad Angers, in Francia. Più di 300 delegati, in rappresentanza dei sindacati dei giornalisti di tutto il mondo, si ritroveranno per discutere di sicurezza degli operatori dell’informazione, difesa e rafforzamento della libertà di stampa, libertà di accesso alle informazioni, etica, diritto d'autore, diritti dei lavoratori, parità di genere, con un focus dedicato ai colleghi più giovani.

Il congresso si aprirà con una speciale celebrazione del 90° anniversario della fondazione della Ifj, che nacque proprio in Francia nel 1926 e in quasi un secolo di vita è cresciuta fino a diventare la più grande organizzazione di giornalisti al mondo, con circa 600mila iscritti in 140 Paesi. Prima di procedere all’elezione del nuovo presidente e del nuovo Comitato esecutivo della federazione mondiale dei sindacati dei giornalisti, i delegati parteciperanno ad una speciale marcia commemorativa in onore della fotogiornalista francese Camille Lepage, assassinata nella Repubblica Centrafricana nel 2014.

«Torniamo in Francia dopo 90 anni - ha commentato il segretario generale della Ifj, Anthony Bellanger - per rendere omaggio a quei visionari che hanno contribuito a costruire la solidarietà internazionale tra i giornalisti, ma anche per parlare di come proteggere e migliorare i diritti dei giornalisti in tutto il mondo in un momento in cui il giornalismo vive un attacco senza precedenti».

«Si parlerà - anticipa il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso - di diritti e di libertà di stampa nel mondo, ponendo particolare attenzione sulla situazione di quei Paesi in cui la libertà di stampa è negata o messa fortemente a rischio da iniziative di repressione, anche violenta, spesso messa in atto dai governi. I casi dell'Egitto, dell'Iran e della Turchia, senza dimenticare il più recente, quello del Venezuela, un Paese sull'orlo di una guerra civile, dove è stato impedito ai giornalisti di documentare una manifestazione di piazza, richiedono un intervento forte delle istituzioni internazionali. Non vanno poi taciuti i tentativi di imbavagliare la stampa in atto in Paesi di solida tradizione democratica. Il caso italiano, da questo punto di vista è emblematico. Non c'è soltanto il carcere per i giornalisti, misura che il Parlamento non ha ancora abolito nonostante i numerosi impegni a parole, ma in questi giorni si registra addirittura il tentativo di inasprire le misure detentive. L'aumento della pena fino a nove anni per i casi di diffamazione ai danni di pubblici ufficiali e amministratori locali, recentemente approvata in commissione Giustizia del Senato, costituisce un brutto segnale».

Su questo punto, la delegazione della Fnsi chiederà al Congresso internazionale una presa di posizione, così come si farà promotrice della creazione di uno sportello internazionale che, in stretta collaborazione con le istituzioni europee e internazionali, consenta di monitorare il fenomeno dei cronisti minacciati e di mettere in atto azioni a tutela delle vittime di minacce e violenze.

«L'interlocuzione con le istituzioni internazionali - conclude Lorusso - è inoltre necessario per definire un quadro di regole a tutela del pluralismo e dell'autonomia della professione di fronte a processi di fusione e di concentrazione della proprietà dei mezzi di informazione che hanno ormai una dimensione sovranazionale. E analoga attenzione sarà riservata ai temi della tutela della segretezza delle fonti, che in molti Paesi si vorrebbe mettere in discussione in nome della necessità di difendere la sicurezza nazionale dalle nuove forme di terrorismo, e dei diritti del lavoro, da riconoscere e garantire universalmente, al di là delle legislazioni internazionali. La dignità del lavoro giornalistico, sia se svolto con vincolo di dipendenza sia se svolto in forma autonoma, è un tema imprescindibile perché riguarda la qualità stessa della democrazia. Una vera democrazia ha bisogno di un'informazione libera e autorevole. Libertà e autorevolezza non possono prescindere dal riconoscimento dei diritti e da una retribuzione dignitosa».

@fnsisocial
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