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Internazionale | 11 Feb 2020
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Jobs act, Cgil: «L'Italia viola la Carta sociale europea»

Il Comitato europeo dei diritti sociali ha accolto il reclamo presentato dal sindacato nel 2017. «Il decreto legislativo 23 del 2015 è in contrasto con il diritto di ogni lavoratore ingiustamente licenziato alla reintegra oppure ad un risarcimento commisurato al danno subito, senza 'tetti' di legge», spiega la Confederazione di corso d'Italia.
Una riunione del Comitato europeo dei diritti sociali (Foto: coe.int)

«Dal Comitato europeo dei diritti sociali arriva una buona notizia che rappresenta una vittoria della Cgil: l'Italia, con il Jobs act, viola il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a ricevere un 'congruo indennizzo o altra adeguata riparazione' in caso di licenziamento illegittimo, così come sancito dalla Carta sociale europea». Lo fa sapere la Cgil nazionale riferendo della decisione del Comitato in merito al reclamo collettivo presentato nel 2017 dalla Confederazione di corso d'Italia, con il sostegno della Confederazione europea dei sindacati.

La Cgil rilancia, dunque, la «via da seguire: il ripristino e l'allargamento dell'articolo 18», sostenuto nella Carta dei diritti universali del lavoro. «Il Ceds – spiega il sindacato in una nota – ha accolto tutte le contestazioni espresse dalla Cgil e ha riconosciuto che il decreto legislativo n.23/2015 è in contrasto con l'art.24 della Carta sociale europea che sancisce il diritto alla reintegra per ogni lavoratore ingiustamente licenziato, oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato al danno subito, senza 'tetti' di legge».

Per la Cgil, «il monito» arrivato dal Comitato di Strasburgo «è netto e ineludibile, smentisce l'impianto teorico del Jobs Act. Ora va ripensata la disciplina del licenziamento non domandandosi quale sia il regime più favorevole per le imprese, ma quali siano le tutele più adeguate per i lavoratori e le lavoratrici. La via da seguire – conclude la Confederazione – esiste già: il ripristino e l'allargamento dell'articolo 18, come da noi sostenuto nel progetto di legge di iniziativa popolare 'Carta dei diritti universali del lavoro', tuttora pendente in Parlamento». (Ansa)

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