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Il Parlamento serbo (Foto: Filip Maljković - Flickr via wikimedia.org)
Internazionale 18 Set 2026

Serbia, Osservatorio Balcani e Caucaso: «Il nostro corrispondente espulso da Belgrado»

Il 4 settembre 2026 le autorità serbe hanno negato il rinnovo del permesso di soggiorno a Massimo Moratti adducendo "inaccettabili rischi alla sicurezza del Paese". Obct: «Provvedimento legato ai suoi ruoli come difensore dei diritti umani e della libertà dei media». La solidarietà di Ifj, Fnsi, Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige e dei partner del consorzi Media Freedom Rapid Response.

Il 4 settembre 2026 le autorità serbe hanno negato il rinnovo del permesso di soggiorno a Massimo Moratti, collaboratore dell'Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, motivando la decisione con "inaccettabili rischi alla sicurezza del Paese". Ne dà notizia lo stesso Obct che, in una nota pubblicata sul proprio sito web, contesta la decisione delle autorità di Belgrado, rilevando che «ci sono fondati motivi per ritenere che il provvedimento sia legato ai ruoli ricoperti da Moratti come difensore dei diritti umani e della libertà dei media, ai suoi reportage per Obct sulle tensioni sociali e politiche in crescita in Serbia negli ultimi anni, o al suo lavoro all'interno del consorzio Mfrr».

Cittadino italiano e difensore dei diritti umani di lunga esperienza, Moratti lavora nella regione balcanica da oltre vent'anni e risiede stabilmente in Serbia dal 2022, anno in cui si è trasferito a Belgrado al seguito della compagna, distaccata nel Paese per motivi professionali.

Negli ultimi anni, Mfrr e Obct hanno documentato il progressivo deterioramento della libertà dei media in Serbia, inclusa l'escalation di violenze fisiche contro i giornalisti e i tentativi delle autorità di censurare o mettere a tacere il giornalismo indipendente e le voci critiche. In questo contesto, nel marzo 2026 Mfrr ha effettuato una missione di advocacy nel Paese, a cui ha partecipato anche Moratti in rappresentanza di Obct, pubblicandone il rapporto finale nel luglio 2026.

«Queste tempistiche coincidono con le ritorsioni amministrative di cui Moratti è stato oggetto», rimarcano le associazioni del consorzio Media Freedom Rapid Response e i partner impegnati nella difesa della libertà di stampa, che esortano «le autorità serbe a revocare immediatamente l'ordine di espulsione, consentendo al nostro collega di rimanere nel Paese con la propria famiglia e di proseguire il suo lavoro».

Solidarietà a Moratti viene espressa dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, la cui vicinanza va inoltre a Ocbt e ai partener del Mfrr, e dalla Federazione internazionale dei giornalisti, che da tempo monitora la situazione della libertà dei media in Serbia e ad agosto 2026, proprio sulla scorta delle risultanze della missione a Belgrado dei rappresentanti del consorzio, aveva lanciato l'allarme per l'escalation di violenza contro i giornalisti nel Paese e il moltiplicarsi «in un'impunità pressoché totale» delle minacce, anche di morte, rivolte online ai professionisti dei media indipendenti e alle loro famiglie.

E il Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige rivolge un appello affinché venga ritirato il decreto di espulsione da parte delle autorità serbe. «Oltre a privare la comunità internazionale di una voce su quanto accade in quell'area dell'Europa, il provvedimento rischia di dividere la famiglia, con la moglie e il figlio ai quali invece è stato accordato il permesso di soggiorno».

Secondo la denuncia della Ifj, nel 2026 la piattaforma Mapping Media Freedom ha registrato  31 minacce di morte online rivolte a 44 professionisti dei media serbi, con diverse personalità di spicco del mondo del giornalismo che «subiscono molestie quasi quotidiane». (mf)

@fnsisocial

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