Gedi ha informato oggi, martedì 20 gennaio 2026, il direttore e il Cdr del quotidiano La Stampa di aver avviato una trattativa in esclusiva con il Gruppo Sae spa: la trattativa - spiega in una nota - riguarda la testata La Stampa, inclusi gli asset collegati e le attività di printing (rotative).
«È una buona notizia che la storica testata de La Stampa sia oggetto di interesse da parte di vari gruppi editoriali come ho più volte rimarcato», commenta a caldo il sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini, per il quale «l'apertura di una trattativa in esclusiva per la cessione del quotidiano torinese al Gruppo Sae, che ha già tra i suoi soci soggetti istituzionali locali, rappresenta una iniziativa strategica orientata a promuovere l'identità di un giornale ancorato al territorio».
Per Barachini, inoltre, «la scelta da parte di Gedi di privilegiare l'offerta del Gruppo Sae appare connessa ad una proposta da parte del potenziale acquirente di puntare a un piano di sviluppo concreto e ambizioso. Sae si impegni a tutelare gli asset e dia garanzie occupazionali».
La notizia viene accolta con preoccupazione dai Comitati di redazione della Stampa, che chiede garanzie e annuncia un'assemblea di redazione per mercoledì 21 gennaio, e di Repubblica, che interviene sulla vicenda con un comunicato pubblicato anche sul sito web del quotidiano.
«Nel primo pomeriggio di ieri - si legge su repubblica.it - i vertici di Gedi hanno convocato d'urgenza il Cdr della Stampa per comunicare la decisione dell'editore di avviare una trattativa esclusiva con il gruppo Sae. L'azienda ha motivato la preferenza per Sae spiegando che si tratta di 'un editore' che ha presentato un piano industriale convincente e che potrebbe fare da 'massa critica'. Peccato che manchi ancora la certezza della presenza di altri investitori solidi. Siamo preoccupati per le sorti delle colleghe e dei colleghi della Stampa, oltre che per le nostre».
Il Cdr ricorda poi che «solo poche settimane fa, Sae era stata condannata per comportamento anti-sindacale rispetto al proprio operato al Tirreno. Senza dimenticare le redazioni locali chiuse e scelte editoriali in antitesi con il giornalismo. Le rassicurazione del management di Gedi suonano sinistre, perché sono identiche a quelle che ci sono state date rispetto all'acquirente greco. Con la differenza che le 'imprese' italiane di Sae sono purtroppo note ai più, mentre conoscere l'operato di un compratore straniero è più complesso. Questo però dice molto sull'affidabilità del venditore, chiaramente determinato a sbarazzarsi dei propri giornali senza fornire alcuna garanzia alle lavoratrici e ai lavoratori. Solo parole, parole vuote e non credibili. Siamo di fronte ad una storia già vista e vissuta da altre testate del fu gruppo Espresso. La differenza è che adesso tocca a noi».
Il Cdr invita quindi «tutte e tutti ad una piena consapevolezza del passaggio e delle sue insidie» e conclude: «Passata la festa per i 50 anni di Repubblica, deve rimanere la capacità di questa redazione di difendere i propri diritti». (mf)