«Per la prima volta da 30 anni, nella manovra di fine anno non sono stati inseriti i fondi per il finanziamento di Radio Radicale. I fondi, 10 milioni di euro circa l'anno, venivano erogati per le trasmissioni, da parte della radio, delle sedute parlamentari e di altri eventi istituzionali». Lo riporta, domenica 4 gennaio 2026, il sito di notizie professionereporter.eu, spiegando che i fondi sarebbero dovuti ammontare a 8 milioni per la convenzione sulle sedute parlamentari e gli eventi, 2 milioni per la digitalizzazione dell'immenso archivio della radio (sedute, processi, congressi politici), più i 3,7 milioni relativi alla legge dell'editoria.
«Dopo 30 anni - rileva Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi - la convenzione fra Radio Radicale e lo Stato italiano è a rischio per mancanza di finanziamenti. La redazione si è accorta che la testata non viene nominata in nessun provvedimento di legge. Ci auguriamo che il governo e il Parlamento non vogliano spegnere una delle voci più autorevoli nel mondo dell'informazione politica e l'unica, ancora oggi, a trasmettere in diretta le sedute delle Camere e i più importanti avvenimenti politici. Un'opera insostituibile al servizio dei cittadini, che possono formarsi un'idea direttamente, e della democrazia stessa».
Come riporta anche Repubblica, citando il Comitato di redazione della radio, sull'edizione online del 5 gennaio, prima di Natale il Cdr ha incontrato il segretario del partito ed editore della radio Maurizio Turco, che aveva rassicurato la redazione, «mostrandosi sicuro che ci sarebbe stato un accomodamento in manovra, ma così non è stato».
Ora le speranze sono riposte in un emendamento al decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre 2025, ma in fase di conversione nei prossimi giorni e, aggiunge repubblica.it, «il Cdr fa sapere che chiederà un nuovo incontro con il segretario per capire quali prospettive ci siano. Non è escluso che si voglia portare al cospetto di Turco l'intera assemblea dell'emittente con tutti i lavoratori, giornalisti e tecnici».
La convenzione fra Radio Radicale e lo Stato, attiva dal 1994, è stata più volte rinnovata tra tensioni e incertezze, come nel 2019, sotto il governo Conte I, quando sottosegretario all'Editoria era Vito Crimi.
Nell'estate 2025 la redazione si è sollevata contro la decisione dell'editore di eliminare la fascia di programmazione serale in diretta per il mese di agosto, stigmatizzando il metodo adottato dall'azienda e chiededndo chiarezza su paventati licenziamenti e la possibile cessione dell'emittente.
«Allora ci siamo opposti fermamente al ridimensionamento - ricordano dal Cdr, ancora sulle colonne digitali di Repubblica - ed erano uscite le voci di una cessione ad Angelucci». Voci poi smentite con decisione. «Ma la chiusura della fascia serale aleggia ancora, con la conseguenza di una nostra duplice preoccupazione. Senza convenzione cosa succede, si chiude? O c'è dietro qualcun altro?», conclude il Comitato di redazione. (mf)